Una vedova allegra da sold out al Sociale

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Elena D’Angelo

L’operetta ritorna a Como a gonfie vele. È tutto esaurito, domenica 14 gennaio al Teatro Sociale, per La vedova allegra di Franz Lehár proposta dalla Compagnia di Operette Elena D’Angelo. Regista e interprete, Elena – che si avvale, fra gli altri della direzione d’orchestra di Marcella Tessarin e di Sabina Concari come maestro collaboratore – racconta la sua passione e il perché valga ancora la pena fare operetta oggi. «In una città come Como – nella quale si respira tuttora l’aria della belle epoque, patria di Ranzato, con l’unico Conservatorio che ha aperto le braccia al genere – assolutamente bisognava riportare l’operetta, uno spettacolo divertente con una musica meravigliosa che le ha dato l’immortalità a dispetto di tutte le critiche».
Cos’ha da dire ancora l’operetta agli anni Duemila?
Tantissimo! Soprattutto in periodi come questo. La mia tesi sugli aspetti sociali dell’operetta ha analizzato proprio il successo presente del genere: il sold out che registriamo a Como è lo stesso della maggior parte delle piazze che tocchiamo. Le trame da favola sono espedienti che hanno ancora da dire, riferendosi a problematiche che ritornano, anche se in versione diversa: i rapporti fra classi sociali, etnie, i problemi economici… L’operetta ha un perché nei periodi di crisi per combattere le paure con la sua leggerezza e ironia.

In che direzione vanno le vostre scelte interpretative?
Assolutamente filologiche. Come regista rispetto intgralmente l’epoca di composizione con un’interpretazione consona a quegli anni, che deve ammiccare al gusto presente, rispettando i codici operettistici: altrimenti il tutto diventa incredibile. Le regie moderne dell’opera qui non funzionerebbero, salvo forse avere un genio. L’operetta va lasciata dove è nata.
A un possibile pubblico giovane cosa volete dire, per invitarlo?
Prima di tutto, che l’operetta è la “mamma del musical”. L’operetta non è un’“opera piccola”, come spesso la si etichetta! Poi che è un genere singolare, unico, da conoscere, con la sua alternanza di cantato, parlato, ballato, da conoscere come qualcosa di nostro, con la sua collocazione storica particolare, i suoi codici, a cominciare dal lieto fine immancabile, il suo essere favola per grandi com una musica stupenda e di grande orecchiabilità, l’orchestra dal vivo, che diverte ha tutto e coinvolge.


Quanto coraggio ci vuole oggi a produrre e mettere in scena tutto ciò, integralmente dal vivo?
A volte me lo chiedo… È questione di passione, oltre che di professione: un ideale, di portare avanti l’operetta proprio com’era, senza scempi, pastiche o espedienti tecnologici di bassa qualità. La compagnia è appena nata, lavora con grande energia perché crede in ciò che fa e sta bene insieme con passione e collaborazione. Una compagnia ancora di giro che cresce in consenso a livello nazionale e ha l’ambizione di darsi una dimensione stabile. Magari a Como.

La Vedova allegra inizia alle 17 con le coreografie di Giada Bardelli, l’orchestra dal vivo Grandi Spettacoli e la produzione di Gruppo Da Camera Caronte.

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