Un viaggio a Reims che piace anche ai giovani

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Cominciamo dalla fine: gli applausi dei tanti giovani – e giovanissimi – in platea e sui palchi per una Prima Giovani che, diciamocelo, è stata un successo. Successo perché ha portato a teatro – e non un teatro qualsiasi, ma a sentire lirica – ragazzi entusiasti che a sipario chiuso hanno applaudito e urlato «Bravi!» dalle prime file, con un’esaltazione che ha contagiato anche i cantanti-attori e l’orchestra. Un entusiasmo non scontato perché la lirica non è di certo il genere più facile da “vendere” ai giovanissimi. Ma la Prima Under 30 del Teatro Sociale, con un Rossini top nel suo Il viaggio a Reims, ha messo d’accordo tutti, di certo i giovani che, per tre ore buone – con una meritata pausa al banco del Birrivico e al punto ristoro di Ozanam, entrambi in trasferta nel foyer del Teatro –, attentissimi hanno seguito il viaggio rossiniano.

 

Un viaggio rivisitato in chiave moderna dove entra in scena anche la tecnologia e le lettere di carta sono sostituite dai tablet. Computer, tattoo e luci psichedeliche fanno da cornice a scene in cui la variabile corale crea effetti divertenti che strappano più di un sorriso e le birre tedesche e gli alcolici russi fanno ubriacare tutti. Una scena moderna, portata a volte all’eccesso, che ai giovani è piaciuta perché la lirica, anche di tre ore, può essere leggera. Leggera come la trama rossiniana, che racconta di vite e intrecci amorosi più o meno leciti, di personalità romantiche e appassionate, di tradimenti, perdoni, gelosie e ripensamenti, in un’epoca sospesa nel tempo e nello spazio, come se il mondo, e tutto quello che fuori di esso si muove ed esiste, fosse chiuso tra le quattro mura del Giglio D’Oro, l’hotel in cui tutto, all’apparenza, può accadere e sembra possibile.

I costumi, provocatori e anticonvenzionali a tratti, regalano all’opera un colore che resta negli occhi di tutti, e che di certo la rendono qualcosa di unico nel suo genere, così come le scenografie, che ben si sposano al concetto smart tanto amato dai ragazzi. Su tutto, resta il virtuosismo classico del buon Gioachino, che, incredibilmente, si sposa con la contemporaneità della messa in scena, così che trilli, gorgheggi e vocalizzi sembrano quasi un gioco, un irresistibile vezzo assolutamente perdonabile. Bravi tutti, dunque, dal coro all’orchestra, passando, ovviamente, per i protagonisti, in grado di svecchiare l’immagine impolverata e un filo noiosa del cantante lirico che staziona nell’immaginario collettivo, aggiungendo, a voci davvero gradevoli e tecnicamente preparate, capelli rosa, tatuaggi ben in vista e una presenza scenica di grande effetto. L’invito, dunque, da parte nostra (che oltre a tutto il resto, ci siamo pure lustrate gli occhi) è quello di non perdervi l’occasione di vederlo giovedì 27 e sabato 29 settembre alle 20. Vi stupirà, ne siamo sicure. Finale compreso, su cui, ovviamente, non vi diciamo nulla. Ma attendiamo vostre, come si dice in questi casi. Sapete dove trovarci.

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