Un giovane Viaggio a Reims si ripete nella notte del Sociale

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Il «bravi!», squillato con convinzione dal loggione al termine del micidiale concertato a quattordici voci che corona l’insieme de Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini, può essere preso come miglior portavoce sull’esito primo della serata di debutto della nuova Stagione Lirica del Teatro Sociale e del nuovo anno del circuito lirico regionale Opera Lombardia.

No, non sono maestranze del teatro: è il Coro Opera Lombardia

Vogliamo credere che la tensione, abbastanza palpabile, che teneva il palcoscenico ad alta densità di giovani interpreti in fibrillazione – bello e giusto che sia così: segno di voglia positiva, prova di un impegno creduto, intenso e convinto – si sia finalmente sciolta in una soddisfazione, corale quanto lo sforzo artistico profuso. Tanto dev’essere il portare in scena un Viaggio a Reims non in versione “parata di stelle” come fu la prima encomiastica e celebrativa del 1825, bensì palestra formativa d’alto livello. Via indicata dall’autorevole Rossini Opera Festival e imboccata da AsLiCo, con la propria medesima mission per avviare il Viaggio che fa da tema al cartellone di quest’anno del Sociale.

Sala gremita per la prima de Il viaggio a Reims

Se dunque il pubblico della prima e, vogliamo credere, quello atteso in teatro sabato 29 settembre dalle ore 20 partecipa con piacevolezza alle quasi tre ore di Cantata scenica rossiniana, lo si deve innanzitutto a un bell’impegno corale. Sicuramente del gruppo registico con Michał Znaniecki in testa, capace di creare ex-novo dalla non-trama originale un brillante, leggero, gradevole contesto d’Albergo del Giglio d’Oro stile spa con dovizia di situazioni umane universali; poi al numeroso cast sonoro che riferisce alla bacchetta del venticinquenne direttore musicale Michele Spotti.

Inerpreti in scena già durante la sinfonia iniziale a sipario chiuso

Alla sua terza performance della partitura rossiniana, Spotti arriva a chiudere il cerchio di un colore del suono rossiniano basato sulla chiarezza. L’Orchestra dei Pomeriggi lo segue vivace, condivide di buon grado cambi di sfumatura evidenti, comprensibili; cosa graditissima, è costantemente in sintonia con il palcoscecnico, dai concertati a 6 e 14 voci da far tremare i polsi ai diversissimi contesti di arie fiorite e duetti creati da Rossini nel suo autocelebrativo (e autoironi- co) “biglietto da visita” parigino.

Il palcoscenico si trasforma nella reception dell’albergo del Giglio d’Oro diretto dalla precisa Maddalena Francesca Di Sauro

Incastri funambolici, giochi contrappuntistici, affetti evidentissimi, assoli rossinistici sono fatti sentire tenendo l’assieme e offrendo a ciascuno il suo specifico. Come il doppio ruolo di flautista in scena e Madama Cortese di nome e di fatto di Marigona Qerkezi, che vezzeggia con facilità verso l’acuto e dà pienezza alla cavatina; o il mezzo vocale prorompente di Ruzil Gatin, che diventa un alter ego di buona ironia del Conte di Libenskof, ben tenuto a bada o lasciato libero di effondere all’occorrenza; ma anche il colore adatto di Matteo Roma come Belfiore, fresco «Nel suo divin sembiante» e spigliato duetto annesso con una Maria Laura Iacobellis che, annunciata in non perfette condizioni, non ha tradito la parte di Corinna.

Marigona Qerkezi è Madame Cortese ed è abilissima anche al flauto traverso

A Francesca Benitez (sabato il pubblico del Sociale ascolterà nel ruolo Paola Leoci) le agilità, le belle mezze voci in un’estensione usata tutta in pienezza fino all’acuto solo qualche volta sfuggito di gola; a Irene Molinari un migliorato equilibrio fra i registri nella parte di Melibea; ai bassi Vincenzo Nizzardo – curatore sicuro di “Medaglie incomparabili” – e Massimiliano Mandozzi convincenti Don Profondo e Prudenzio. Andrea Patucelli e Giuseppe Esposito caratterizzano Lord Sidney e il Barone, con le loro vocalità timbrate; concorrono con la giovanile carica al risultato corale Guido Dazzini / Don Alvaro, Nico Franchini / Don Luigino, Francesca Di Sauro / Maddalena, Elena Caccamo / Modestina, Ermes Nizzardo e Luca Vianello, il Coro Opera Lombardia che Massimo Fiocchi Malaspina fa cantare fruttuosamente fra platea e setting svariati della vivace spa alberghiera. Da visitare, il 29, prima che si trasferisca nelle altre città del circuito.

(Foto di Daniele Butti)

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