Sotto il vestito… Giovanni Vernia a Chiasso

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Parli di Giovanni Vernia e ti viene in mente il cabarettista dalle mille maschere, come Jonny Groove, il discotecaro bizzarro che infiamma il pubblico al grido di «Essiamonoi, essiamonoi!». Vernia, però, vuole essere molto di più di una semplice maschera. Lo dimostrerà, ancora una volta martedì 15 maggio alle 20.30, al Cinema Teatro di Chiasso, con il suo one man show Sotto il vestito Vernia. Nella sala ticinese, il comico quarantacinquenne propone un monologo divertente, da lui stesso scritto e interpretato, costruito non su figure immaginarie, ma sulla sua storia personale.
Vernia, perché svelare sé stessi sul palco?
Il mio intento, con questo lavoro, è quello di rivelare il vero me stesso. La gente, attraverso lo schermo della tv, conosce i personaggi che ho portato in scena negli anni (sono molti, dal già citato Jonny Groove a Marco Mengoni, da Fedez a Jovanotti, da Pif a Gianluca Vacchi, ndr), ma sono creazioni nate per hobby, che descrivono solo una piccolissima parte di me. Ora mi svelo come persona completa.

Nei panni di Jonny Groove

Ha abbandonato la comicità che le ha dato tanta popolarità?
No, certo. L’obiettivo è sempre quello di divertire il pubblico e di usare la comicità, ma soprattutto l’ironia e l’autoironia. Per me, far ridere è un’esigenza primaria. Lo so da sempre, fin da quando, da bambino, mi divertivo a imitare parenti e amici, provocando grandi risate, ma anche qualche attrito familiare! (ride).

A Chiasso, come catturerà il pubblico?
La platea è, per me, una grande famiglia che voglio coinvolgere in modo attivo. Gli spettatori diventeranno protagonisti, quasi senza rendersene conto. Voglio essere un intrattenitore a 360° e credo di aver raggiunto l’obiettivo con questo lavoro, che arriva a Chiasso in chiusura di una tournée fortunata.


Un ruolo importante, sul palco, lo ha anche la musica…
Sì. Con me ci sarà il maestro Marco Sabiu, che suonerà dal vivo. Grazie a lui, che mi accompagna in molte avventure professionali, la musica non è solo accompagnamento ma un linguaggio fondamentale per tra- smettere emozioni e riflessioni agli spettatori.
Che storia racconta in Sotto il vestito Vernia?
La mia storia. Da quando ero bambino, a Genova, dove i miei genitori si erano trasferiti dal Sud. Una vita normale, tra studi serissimi (Vernia è laureato a pieni voti in ingegneria, ndr) e il trasferimento a Milano, per un lavoro sicuro.
Un percorso senza incertezze… E poi cosa è accaduto?
Poi, come racconto sul palco, si fa strada la consapevolezza che a certe passioni non si può rinunciare. Da lì, il grande salto verso la comicità.

Con grande sconcerto della sua famiglia, immagino…
Se volete saperlo, venite a teatro! Ve lo racconterò proprio a Chiasso!(ride, ancora)
Quale momento dello show la emoziona di più?
Vuole crederci? Mi emoziona soprattutto il dopo spettacolo, quando gli spettatori vengono a trovarmi in camerino e mi dicono stupiti e contenti: «Da te non me l’aspettavo proprio!».
Dunque, Sotto il vestito Vernia non è che un tassello di una parabola artistica che vuole sperimentare sempre ruoli più ambiziosi?
La ricerca ha sempre fatto parte del mio modo di lavorare. Devo moltissimo al piccolo schermo e in particolare a Zelig, ma è sempre necessario cercare nuovi linguaggi e nuovi modi di comunicare con il pubblico..

Nei panni di Gianluca Vacchi

Progetti immediati?
Nei prossimi mesi partirò per una tournée internazionale con Just one night to become italian, uno spettacolo in lingua inglese che racconta noi abitanti del Bel Paese. Insegno agli stranieri a “diventare italiani”, in modo divertente e autoironico.

Biglietti a 20 franchi svizzeri (platea) e a 15 franchi svizzeri (galleria). Info e prenotazioni: www.centroculturalechiasso.ch.

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