Poggioni aspetta Godot al San Teodoro

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Avete sempre pensato ad Aspettando Godot di Beckett come ad uno spettacolo “difficile”, con venature di assurdo, un po’ troppo cerebrale? Siete in errore e ve lo ha dimostrato venerdì 12 e lo dimostrerà sabato 13 gennaio alle 21 al teatro San Teodoro di Cantù, Christian Poggioni che, con Lorenzo Lutteri, Emanuele Fortunati e Ermelinda Çacalli, propone il celebre testo del drammaturgo irlandese, in un allestimento rappresentato prima assoluta. Il pubblico ha già dimostrato molto interesse per il nuovo appuntamento della sala comunale canturina. La prima data è, infatti, era già stata dichiarata sold out e chi non avesse ancora prenotato un posto per lo spettacolo di sabato dovrà affrettarsi. Per conoscere le caratteristiche del nuovo appuntamento con il palcoscenico,, parliamo proprio con il regista e attore comasco che ci rivela aspetti non scontati della pièce, considerata da un punto di vista particolare.

Poggioni, lei che ama molto portare in scena i classici, questa volta ci presenta uno lavoro basato su un testo della contemporaneità…
Aspettando Godot è, forse, il testo teatrale più importante è significativo del Novecento e come tale è ormai considerabile un vero e proprio classico. Dopo quest’opera, che oggi la critica ha consacrato definitivamente, ma che, al tempo del debutto, fu accolta con molte perplessità, tutti sono stati costretti a tenerne conto. Impossibile ignorarla per originalità e capacità di leggere in modo nuovo la realtà.

Che lettura avete dato della pièce?
Molto spesso, si affronta questo testo pensando a un approccio cerebrale e anche un po’ noioso, ma è un punto di vista convenzionale e sbagliato. Beckett amava il linguaggio divertente delle comiche e secondo alcuni, benché non ci siano prove, lo stesso nome Godot, deriverebbe dalla fusione tra God, ovvero Dio, in inglese, e Charlot, la maschera comica resa celeberrima da Charlie Chaplin. In questo testo, per di più, gli stessi personaggi principali, i mendicanti Vladimiro ed Estragone, possono essere paragonati a una coppia comica che agisce secondo meccanismi tipici delle gag da cabaret e pronuncia battute da commedia. Una coppia la cui comicità è naturale e nasce da caratteri opposti a confronto.

Insomma, uno spettacolo divertente e non drammatico e venato di assurdo, come di solito viene inteso?
Sì, ne sono convinto. Beckett ci propone una riflessione su temi altissimi e anche tragici, ma come spesso succede nella vita, lo fa attraverso la leggerezza. Al centro di tutto non c’è la misteriosa identità di Godot, il personaggio che i due mendicanti aspettano, ma che non arriverà. Il tema fondamentale è l’attesa e questa condizione, così comune, viene vissuta “ingannando” il tempo, con battute, giochi che suscitano il riso, parole e discorsi su temi occasionali.

Con quale stile avete interpretato la prova?
Puntiamo molto sui tempi comici, sulla leggerezza, che, come detto, a mio parere, è la cifra fondamentale della lettura di Beckett. La comicità non inficia il portato tragico del testo, che resta intatto, ma passa attraverso toni lievi. Vedrete una tragicommedia che, spero, risulterà godibile per tutto il pubblico. In più, ho adottato alcune soluzioni con cui voglio sorprendere lo spettatore.

Quando ha incontrato sulla sua strada questo spettacolo?
Tantissimi anni fa, lo vidi in scena con Jannacci e Gaber nei panni dei protagonisti (nella foto in alto, ndr). Come si può immaginare, fu un’illuminazione. Recentemente, a Londra, ho rivisto Aspettando Godot nell’interpretazione di due grandi attori britannici che sulla scena agivano come due simpatici Charlot. Da lì e da studi e letture, ho colto quegli elementi che poi ho voluto riportare anche nella mia regia.

Al Teatro San Teodoro, il pubblico vi aspetta con grande entusiasmo, a giudicare dalla corsa ai biglietti…
Sì, sono molto contento di questa reazione degli spettatori. D’altra parte, la sala canturina è ormai per me una casa e di questo ringrazio i responsabili. Il pubblico che ha già assistito ad altri lavori, conosce lo stile interpretativo che io e i miei compagni di scena abbiamo scelto. Mi piace pensare che si fidino di noi e del nostro fare teatro che porta in sè lo spirito della Scuola del Piccolo Teatro di Milano in cui ci siamo formati.

I biglietti per la replica del 13 costano da 15 a 7,5 euro. Info e prenotazioni: www.teatrosanteodoro.it e biglietti@teatrosanteodoro.it.

Fotografie di Francesca Marelli

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