Nel loro piccolo, Ale e Franz conquistano il Sociale

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Nel loro piccolo, che poi tanto piccolo non è, Ale e Franz sono due artisti capaci di farti ridere fino a morirci, in un modo così semplice che non crederesti mai, perché nessun altro è come loro. Nel loro piccolo, che poi tanto piccolo non è, Ale e Franz sono due artisti capaci di commuoverti fino a frantumarti le ossa, perchè non c’è niente di più emozionante di un comico che ti restituisce il dolore con chiarezza arresa. Nel nostro piccolo, lo spettacolo portato in scena giovedì 8 marzo da Alessandro Besentini e Francesco Villa al Teatro Sociale di Como, è molto più che un omaggio alle atmosfere della Milano di Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Nel nostro piccolo è un inno alla vita, alla speranza e al coraggio di andare avanti nonostante tutto, è uno sguardo acuto e ironico sull’amore, che morde, abbandona, consola, abbraccia e, a volte, lascia senza fiato.

Saper distinguerli: Alessandro Ale Besentini

Accompagnati da Luigi Schiavone alla chitarra, Fabrizio Palermo al basso, Francesco Luppi alle tastiere e Marco Orsi alla batteria e diretti dal regista Alberto Ferrari, hanno regalato ad un teatro gremito ed entusiasta quasi due ore di risate e ricordi, uno «spettacolo della maturità – per dirla con le parole di Franz – perchè “s’è drè a diventà vecc”. Guardandosi intorno, vediamo tante vite che iniziano a fare bilanci, ci sono amici che sono stati fortunati e altri un po’ meno, perchè magari hanno perso il lavoro. In un’Italia dove un italiano su tredici è povero, in un paese in cui la crisi sta spiazzando tutti, ci è venuto di guardare alle canzoni di Gaber e Jannacci cercando di sottolineare come esse siano state capaci di farci ridere e, al tempo stesso, siano riuscite a trasmetterci un’umanità incredibile, insegnandoci a voltarci indietro e a guardare gli ultimi, quelli che noi, Nel nostro piccolo, abbiamo voluto mettere per primi».

 

Sketch gustosi e dai tempi comici ineccepibili (su tutti, quello dei due anziani al bar vince facile e a man bassa su qualunque altro visto dopo i tempi d’oro di Aldo, Giovanni e Giacomo), intervallati da brani, eseguiti magistralmente dai magnifici quattro, come La casa di Sergio Endrigo, con cui il tutto ha inizio, chiusa da una trascinante Vengo anch’io di Enzo Jannacci. E poi, ancora, La ballata del Cerutti di Giorgio Gaber (con Barbera e champagne sul finale), Ma mi (scritta da Giorgio Strehler ma interpretata, oltre che dagli ex Due Corsari, anche da Ornella Vanoni e Milva), Son sciopaa, El purtava i scarp del tennis e, come acclamatissimo bis, Parlare con i limoni, tutte di Jannacci.

Saper distinguerli: Francesco Franz Villa

Lasciati i panni dei gangster e dei nemici/amici della panchina, Ale e Franz si confermano eclettici e straordinari in ogni ruolo, portatori sani (e sa il cielo di quanto questi tempi ne abbiano bisogno) di una sensibilità artistica e umana rara e preziosa, confermata, anche, dal loro impegno verso l’associazione Amici dei Bambini, che, attraverso il progetto Non toccatemi la mamma, garantisce accoglienza, cura, protezione, ascolto comprensione e fiducia alle mamme vittime di violenza e ai loro figli. Perchè nel nostro piccolo, che poi tanto piccolo non è, possiamo fare molto. Sempre. Tenetelo a mente.

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