Micheli è Uomo solo in fila al Teatro Sociale

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L’umorismo auto ironico e, a tratti, dolceamaro di Maurizio Micheli arriva sul palcoscenico del Teatro Sociale di Como, mercoledì 28 novembre, per un nuovo appuntamento con i Circuiti teatrali lombardi. Alle 20.30, infatti, il noto attore sarà protagonista di Uomo solo in fila. I pensieri di Pasquale, testo di cui è anche autore, con la regia di Luca Sandri, per una produzione firmata Teatro Franco Parenti. In scena, Micheli non sarà solo, ma accompagnato dal pianista Gianluca Sambataro. Come già in un suo precedente e fortunato lavoro Mivoleva Strehler, che continua a proporre dopo decenni, Micheli, che vanta un’esperienza artistica ricchissima, tra teatro, cinema, televisione e altro, torna nuovamente al monologo, di taglio fortemente autobiografico, anche se il protagonista di questa storia (se così si può definire) è Pasquale, uomo qualunque alle prese con un evento banale, ma non esente da connotazioni “misteriose”. Micheli, in scena, racconta, medita, diverte, accenna passi di danza e indossa fantasiose parrucche. È lo stesso autore e interprete a raccontarci qualcosa di più sullo spettacolo.

Micheli, in questa nuova produzione che, dopo la tappa al Sociale debutterà al Parenti di Milano, mescola risate e riflessione…
Sì. Uomo solo in fila non è unicamente un gioco comico, ma vede protagonista un uomo che, spinto da una situazione un po’ particolare, pensa.
Qual è questa vicenda?
Il nostro personaggio è in un ufficio, forse di Equitalia, forse di un altro ente. Esattamente non si sa. È in attesa e non sa bene perché. Sa che probabilmente è debitore di una somma di denaro, ma non gli è chiaro perché. Non si ricorda o non si rende conto. Come tanti, si sente perseguitato e come rinchiuso in una prigione “kafkiana”. Come prigioniero in questo limbo, Pasquale non trova meglio da fare che riflettere su se stesso, sulla propria vita, su ciò che farà quando potrà liberarsi da questa incombenza burocratica.


Pensando, pensando, arriva a riflettere sulle grandi domande della vita…
È vero ma questi pensieri sono ironici e divertenti. Gli spettatori vi si possono riconoscere facilmente, perché, come abbiamo detto in principio, Pasquale è proprio il simbolo dell’uomo comune, alle prese con piccoli e grandi intoppi, che spesso assumono contorni imperscrutabili. Scrivendo questo spettacolo ho avuto la conferma che mi piace raccontare storie di persone normali.
Va detto che, nella sua comicità c’è sempre una piega malinconica…
In fondo, il comico e il tragico si toccano. Tra questi due mondi la distanza è breve. A volte, la scelta tra la risata o la lacrima sta proprio in un discrimine sottile. Ce lo ha insegnato anche Pirandello nel suo famoso saggio sull’Umorismo. Una situazione drammatica può essere risolta in chiave comica, senza perdere in intensità e anzi acquistando in comunicativa. Durante tutta la mia esperienza artistica ho sempre cercato di perseguire questo obiettivo.


Quali sono i pensieri di Pasquale?
Complice l’attesa di una sorte che Pasquale avverte, in confuso, come non propizia, l’uomo vede tutta la sua vita scorrergli davanti e pensa alle scelte non fatte, alle occasioni mancate. Sente di non aver avuto una vera coscienza politica, né una fede salda e incrollabile. Non si è fatto mai troppe domande e ora invece si trova a rispondere a interrogativi scomodi che riguardano ciascuno di noi. Pasquale non è solo in questa fila lunghissima… No, intorno a lui si possono immaginare altre persone in balia del “moloch” burocratico. Sono però individui muti, persi nelle proprie riflessioni, proprio come il protagonista. Sono morti in fila, perché la fila, come sa bene chi, come me, vive in grandi città, ad esempio Roma, è una condizione esistenziale. Nello stesso modo, tutti questi individui sono accomunati dall’incertezza che li tiene sospesi. Solo i numeri d’arrivo rivelano il destino.

Biglietti a 20 euro. Info: www.teatrosocialecomo.it e 031270170.

(Foto di scena di Manuela Giusto)

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