Mediterranea incanta l’Arena del Sociale

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Tensione ed equilibrio, passione e forza, rituale ed energia. Su tutto, l’emozione che toglie il fiato. Potrebbero bastare queste poche parole, in effetti, per raccontare la Bellezza Maiuscola di Mediterranea, la performance di danza dei quindici solisti della compagnia Daniele Cipriani Entertainment, magistralmente coreografati da Mauro Bigonzetti, ma spesso le parole segnano un confine, delimitano uno spazio, caratterizzano un limite, e nulla di tutto questo appartiene a Mediterranea.

Lo scorso venerdì sera, sul palco dell’Arena del Teatro Sociale di Como, nell’ambito del Festival Como Città della Musica, si è compiuta una straordinaria magia, che ha incantato il numerosissimo pubblico accorso per l’occasione. Tra loro io, che di certo non mi aspettavo di assistere ad un simile spettacolo, e mai avrei pensato di trovarmi, ad un certo punto, catapultata in un Altrove solo all’apparenza lontano, ma così vicino e simile da poterlo quasi toccare.

Tutta la vicenda narrata dai corpi, dalle note e dai suoni, ruota intorno a due figure fondamentali, l’Uomo di Mare, interpretato da Francesco Moro e l’Uomo di Terra, alias Umberto Desantis, che si cercano, respingono, amano, disprezzano, afferrano, lottano in un intreccio senza fine di forme, coraggio, pelle, occhi, fragilità, mani, sudore, verità. Le loro vite si incrociano, doloranti e compassionevoli, con quelle di altri individui, uomini e donne, depositari di paure, angosce, tenerezze, speranze ed afflizioni, ognuna con il suo fardello, ognuna sola con sé stessa, fino all’incontro con l’altro, il diverso, l’estraneo.

Le musiche di W.A. Mozart, G. Ligeti, G.P. da Palestrina e delle culture del Mediterraneo, i tamburi intensi, i fiati profondi e le corde pizzicate accompagnano il viaggio tormentato dei corpi e delle anime, la loro fame di vita, la velocità dei pensieri, dei gesti e delle azioni, in un crescendo frenetico e violento, fino all’unica soluzione possibile, l’unico finale che tutto chiarisce, dipana, lenisce, consola: l’Abbraccio. È in questa esplosione di umanità che si rivela il senso profondo di Mediterranea, in quel ritrovarsi uguali tra uguali, stranieri tra stranieri, esseri umani tra esseri umani, in una patria che è il mondo, finalmente, senza scuse e barriere, fisiche o culturali che siano.

Un applauso lunghissimo e sentito ha salutato i giovanissimi danzatori al termine dello spettacolo, un applauso più significativo di mille parole che, si sa, segnano un confine, delimitano uno spazio, caratterizzano un limite. Nulla di tutto questo appartiene a Mediterranea. A Mediterranea apparteniamo tutti, senza distinzioni. E questa è la più grande delle fortune umane.

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