Liv Ferracchiati racconta il suo Stabat Mater

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Ancora uno spettacolo che tocca tematiche complesse ma importanti, dal sapore fortemente contemporaneo. Al Teatro San Teodoro di Cantù, giovedì 8 novembre alle 21, per una nuova tappa della stagione di prosa, va in scena Stabat Mater, un lavoro per le scene scritto e diretto da Liv Ferracchiati con la produzione Centro Teatrale MaMiMò e Teatro Stabile dell’Umbria – Ternifestival. In scena, per il secondo capitolo della Trilogia sull’Identità (gli altri due spettacoli sono Peter Pan guarda sotto le gonne e Un eschimese in Amazzonia) sono Chiara Leoncini, Linda Caridi, Alice Raffaelli. Lo spettacolo vede anche la partecipazione, in video di Laura Marinoni. Come altri allestimenti nella programmazione della sala comunale canturina, anche questo ha al suo attivo dei riconoscimenti, come il Premio Hystrio-Scritture di Scena 2017. Si narra una vicenda di cui è protagonista Andrea, personaggio che ha intrapreso la trasformazione, prettamente psicologica e mentale, dal genere femminile a quello maschile. Ne parliamo con Liv Ferracchiati.

Liv Ferracchiati

Qual è il punto di partenza di questo lavoro teatrale che ha come tema l’identità di genere?
Come il titolo suggerisce, ho fatto riferimento a Donna de Paradiso, la lauda drammatica di Jacopone da Todi, autore umbro del XIII secolo. Come molti ricorderanno, il testo rappresenta la straordinaria figura di Maria, che, nello strazio per la morte del Figlio, si erge in una statura tragica di grande imponenza. Ho immaginato, in una dimensione più vicina a noi, il dolore di una madre che non capisce il percorso intrapreso dal figlio e lo vive come una morte, visto che da un’identità se ne costruisce un’altra.

Chiara Leoncini, Alice Raffaelli e Stella Piccioni

Una figura materna dominante?
Sì, direi quasi un totem anche un po’ ingombrante, che fa parte di un terzetto di donne che giocano un ruolo fondamentale nei confronti del personaggio centrale.
In che modo ha lavorato su questo delicato tema dell’identità? Con quali obiettivi?
Ci interessava raccontare la costruzione dell’identità di ognuno e quello che ci ha colpito, nel lavoro preparatorio per lo spettacolo, è la consapevolezza che tutti compiamo, in modi diversi, un percorso di costruzione della nostra identità anche quando non ne siamo consapevoli. Capire questo è un passo importante per l’accettazione.

Stella Piccioni e Alice Raffaelli

Una ricerca non breve…
Il percorso per questo lavoro è iniziato nel 2013, con interviste a esperti, letture e colloqui con diverse persone. Ne sono nati tre spettacoli basati su linguaggi diversi. Stabat Mater punta molto sulla parola e in particolare sul ritmo e sulla musicalità interna degli interpreti.
Come viene accolto dal pubblico?
In generale molto bene, anche perché si tratta di uno spettacolo comprensibile e giocato su toni autoironici.

Alice Raffaelli e Laura Marinoni

Biglietti a 16 euro (ridotti a 14 euro)

(Foto di scena di Lucia Menegazzo)

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