La passione Mediterranea di Bigonzetti in Arena

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La danza potente e poetica coreografata da Mauro Bigonzetti irrompe, venerdì 6 luglio, nell’Arena del Teatro Sociale di Como per il Festival Como Città della Musica. Alle 21.30, va in scena Mediterranea uno dei cavalli di battaglia dell’importante coreografo, allestimento che, da un quarto di secolo, non smette di ottenere applausi e consensi, in tutto il mondo. In scena, il pubblico potrà apprezzare la prova dei solisti e del corpo di ballo della Daniele Cipriani Entertainment. Lo spettacolo si avvale anche del lavoro di Carlo Cerri, noto light designer, e di Roberto Tirelli che ha realizzato i costumi. (Biglietti a 25 euro più prevendita. A disposizione anche l’Experience pack, al costo di 80 euro, per una serata con molti benefit). Per conoscere le caratteristiche della coreografia, che vede al centro il Mediterraneo, inteso come crogiuolo di culture e di civiltà, parliamo proprio con il suo primo artefice, uno dei più importanti e apprezzati coreografi italiani, impegnato sempre di più a livello internazionale.


Bigonzetti, arriva anche a Como Mediterranea, un lavoro longevo e sempre capace di colpire il pubblico. Quale il segreto di tanto successo?
Mediterranea è nato venticinque anni fa, in un mondo ormai lontano dal nostro, anche se le cose, a ben vedere, non sono poi cambiate del tutto. Lo concepii come una circumnavigazione del Mare nostrum, una danza che fondesse tradizioni, miti e culture. In particolare, la musica diventa anello di congiunzione e linguaggio universale, che accompagna questo percorso, dal Sud della Francia fino alle coste africane, e a Israele, arrivando poi alla Grecia e ai suoi miti favolosi.
In effetti, la musica è un elemento molto interessante, con una notevole fusione di stili, da Mozart alla musica popolare. Come fondere questi diversi stili?
Tutto è avvenuto con naturalezza. La Marcia alla turca di Mozart, mi sembrò raccontare in modo efficace un certo gusto orientaleggiante, con cui l’Europa guardava verso i popoli dell’Est.

Sì, perché, Mediterranea, parla di incontri e di confronti tra uomini di terra e di mare. Un tema che risulta quanto mai attuale e drammatico. Pensa che lo spettacolo possa essere letto anche in questa chiave?
All’epoca della creazione di questa coreografia, si era da poco verificato il celebre sbarco della nave gremita di migranti, che provenivano dall’Albania. Allora, la percezione di questo fenomeno epocale era però molto diversa. Come potranno scoprire gli spettatori, Mediterranea racconta di un incontro con l’altro che genera diffidenza, sì, ma anche curiosità. Ora sembrano prevalere le paure e le intolleranze.
La danza può però proporre un modello diverso?
In qualche modo, credo di sì, anche perché si tratta di una coreografia corale e coinvolgente, che spero possa portare emozioni positive.
Il gruppo è protagonista?
Certamente sì, e non è un caso, visto che l’idea stessa di “coro” appartiene alla cultura ellenistica. Si alternano scene collettive ad assoli e passi a due, per allontanare il rischio di stanchezza nel pubblico. È un lavoro della mia giovinezza, imperfetto forse, ma certamente onesto e spensierato.

Prezioso sarà anche il contributo dell’impianto luci studiato da Cerri. Quale il valore aggiunto?
Io e Carlo lavoriamo insieme da sempre e per me la sua presenza è insostituibile. Il suo light design crea una drammaturgia, conferisce alla coreografia anche una precisa sensibilità scenografica, preziosissima, visto che lo spettacolo è presentato in uno spazio minimale.
Molta acqua sotto i ponti è passata dalla nascita di questa coreografia. Come si evolve lo stile di Mauro Bigonzetti, pur nella conservazione di una cifra espressiva inconfondibile?
Amo lavorare con e sulle persone, sulle personalità degli artisti con cui mi confronto. Il mio linguaggio coreografico è in perenne trasformazione, come una tavolozza di un pittore, sempre in cerca di nuovi colori. I tempi cambiano continuamente e io non mi fermo.

(Foto di Cristiano Castaldi)

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