Il Rinaldo di Händel chiude la stagione lirica del Sociale

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La Stagione lirica dei Teatro Sociale di Como si conclude con i colori del Barocco e una presenza di assoluto prestigio internazionale all’interno del circuito regionale Opera-Lombardia. Domenica 13 gennaio alle 15 va in scena per la seconda e ultima replica, Rinaldo, opera seria in tre atti di Georg Friedrich Händel, guidata musicalmente al cembalo e alla direzione da Ottavio Dantone. Il maestro italiano, profondo conoscitore a livello internazionale della prassi esecutiva antica, ma anche regolarmente presente sul podio sinfonico e operistico in repertori romantici e moderni, si presenta con la “sua” Accademia Bizantina di Ravenna – gruppo dalla storia ultratrentennale specializzato nell’esecuzione con prassi filologica del repertorio dal Sei all’Ottocento di cui Dantone fa parte dal 1989 come cembalista ed è direttore musicale dal 1996 – condividendo le responsabilità della produzione teatrale con il regista Jacopo Spirei. Assistente e allievo di talento del maestro Graham Vick per oltre 15 anni, Spirei propone un allestimento dell’opera händeliana innovativo, che andrà a fondersi con le tinte sonore originali settencentesche in un tutt’uno che ha già riscosso unanimi consensi del pubblico specialistico e non.

Della trama originale, nella quale il giovane Rinaldo, valoroso cavaliere templare al tempo delle Crociate, supera innumerevoli difficoltà di cuore, di lotta e di magici sortilegi durante l’assedio di Gerusalemme, Spirei propone una lettura fra realtà e fantasia all’insegna del realismo magico, dove il mondo dell’arte contemporanea e del cinema diventano pretesto per descrivere la crescita di Rinaldo da uomo qualunque e smarrito verso il superamento del sé e la conquista del proprio potenziale, della personale “Gerusalemme celeste”.

Una proiezione moderna di quanto può essere l’amore di Rinaldo per Almirena, la figura di Argante prigioniero di Goffredo, la metafora del vizio del secondo atto con il mondo di perdizione di Armida o del Mago guru, asceta, mistico nel terzo atto, verso un concitato finale di unione in nome dell’amore. Il tutto, costruito fra le scene di Mauro Tinti, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Marco Alba e le coreografie di Virginia Spallarossa affidate alla compagnia di danza Déjà Donné.

Dantone porta in palcoscenico un cast vocale assolutamente scelto, comprendente voci specialistiche nella prassi esecutiva ma non solo, verso uno stile di canto dedicato alla sottolineatura di certi aspetti e non prevalentemente lirico; il vibrato e la potenza, come d’uopo per il teatro musicale settecentesco, secondi alle nuances ed espressioni tipiche barocche, con l’uso della messa fissa di voce, del non vibrato e di un vibrato caro al Settecento ricco di sfumature che trasmet- tono intatte le emozioni. Giostrando fra moderno e stile originale l’assegnazione dei registri ai personaggi, Dantone affida il ruolo di Rinaldo alla voce femminile dal colore androgino e idoneamente espressivo del contralto francese Delphine Galou e, non volendo perdere il fascino dell’ambiguità sia vocale che di genere tipica dell’epoca barocca, quello di Goffredo al controtenore Raffaele Pe. Con loro, figure di spicco del panorama di canto europeo: l’Almirena di Francesca Aspromonte, l’Armida di Anna Maria Sarra, l’Argante di Luigi De Donato, il Mago Cristiano di Federico Benetti, la Donna di Anna Bessi.

I biglietti per assistere alle rappresentazioni sono disponibili alle casse di piazza Verdi e on line a 53 euro (platea e palchi), 24 euro (IV galleria parapetto), 21 euro (V galleria, parapetto), 19 euro (IV galleria, ranghi) e 16 euro (V galleria, ranghi).

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