I ragazzi del massacro al Franco Parenti

0 628

Due volte in una settimana al Parenti, due spettacoli di altissimo livello, una gioia per lo spirito. A quasi un anno dal mio “debutto” da spettatrice in questo teatro, torno ad apprezzare il lavoro del regista Paolo Trotti e degli attori Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri: in questa occasione – per lo spettacolo I ragazzi del massacro, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Scerbanenco – con loro c’è anche la bravissima Federica Gelosa.

Le stesse atmosfere noir della Milano affascinante e crudele de La Nebbiosa, al quale proprio un anno fa ho avuto modo di assistere nella stessa sala (e seduta nello stesso posto, casualmente). Diversa l’epoca di ambientazione: dieci anni più tardi da quando il gruppo di Teddy Boy raccontato da Pasolini si divertiva a spadroneggiare, I ragazzi del massacro vede muoversi i protagonisti nel 1968, che porta con sé i disordini, le manifestazioni e le occupazioni mentre la periferia viene scossa dalle indagini sul delitto della giovane insegnante di una scuola serale, per il quale troppo frettolosamente vengono incriminati i suoi allievi. Diversi gli stili dei due autori, medesima, invece, la grande capacità di attori e regista di coinvolgere il pubblico e far riscoprire un grande classico della letteratura con testi e dialoghi di grande impatto, mai sotto tono, e una scenografia essenziale ma d’effetto. I cambi scena e quelli dei personaggi sono riuscitissimi e – anche a detta di alcuni spettatori – molto cinematografici, mai banali.

I tre attori si muovono sul palco riempiendo la scena e interpretando ciascuno una molteplicità di ruoli con un’invidiabile capacità di modificare mimica, voce, atteggiamento che riesce a rendere credibile ogni personaggio senza sbavature. Federica Gelosa riesce a essere Matilde Crescenzaghi, la vittima, e Marisela Dominici, la colpevole, con la medesima forza e calandosi perfettamente nel ruolo. Il commissario Carrua e il Francone, marito della Dominici, sono personaggi agli antipodi che Galtieri impersona con la padronanza del mestiere a cui ha già abituato il suo pubblico. Annoni si sveste a ritmo serratissimo dei panni di Duca Lamberti per passare a quelli di Carolino Marassi, Fiorello Grassi e degli altri giovani, per poi riprendere quelli del protagonista e così via, rendendo magistralmente la personalità di ognuno di loro.

La storia dei ragazzi, il branco ritenuto troppo superficialmente colpevole del massacro alla scuola serale, quella di Duca Lamberti, medico e investigatore al quale è dedicata la tetralogia di Scerbanenco, le vicende di Matilde Crescenzaghi, la vittima, e di Marisela Dominici, che si rivelerà la vera carnefice, colpiscono lo spettatore con una forza necessaria ma mai eccessiva. Il giallo e le indagini appassionano il pubblico che finalmente scopre, insieme ai protagonisti, una verità per nulla lineare, fatta di vendetta e rabbia, di vite nascoste, di sentimenti feriti. Gli interrogatori e i dialoghi tra i personaggi svelano, di questi ultimi, il mondo familiare e le relazioni: alcuni paiono avere una vita normale o presunta tale, altri vedono costellata la loro esistenza di criminalità e sfruttamento. Una storia che porta a scoprire un mondo passato ma ancora attuale, in cui non tutto è solo quello che sembra e nel quale vittime e carnefici a volte si sovrappongono, in cui personalità apparentemente forti si rivelano fragili e viceversa; in cui i buoni, purtroppo, non sempre vincono ma possono vedere, in fondo, una speranza.

Lascia un commento