Grande successo per Stomp al Sociale

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Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, ha preso la scopa e ha iniziato a spazzare il pavimento seguendo il ritmo di quella canzone che, proprio quel giorno lì, non aveva nessuna intenzione di uscire di mente, oppure, mentre era seduto a tavola o lavava i piatti, ha avuto la tentazione di picchiettare con una posata sulle varie superfici, giusto per sentire “che rumore fa”.

Il giochino che facevo sempre a Natale a casa di zia era quello di inumidire il dito con l’acqua e passarlo veloce sul bordo dei bicchieri, perchè hai voglia a millantare il servizio buono di cristallo nelle grandi occasioni, ma la prova del sibilo è infallibile e sbugiarda anche la peggiore delle parenti vanitose. Sfogliare una pagina di giornale, picchiettare con la penna sul quaderno, digitare i tasti del pc, aprire e chiudere porte, sportelli, barattoli e bidoni, sollevare le buste di carta della spesa, buttare la spazzatura, calpestare le pozzanghere mentre si passeggia, lo stesso camminare, masticare, grattarsi, respirare producono rumori e suoni di cui, molto spesso, non ci accorgiamo, abituati come siamo a considerarli un semplice “effetto collaterale” del nostro esistere e muoverci nel mondo.

C’è chi, invece, di “questi effetti collaterali” non solo si è accorto, ma ne ha fatto uno spettacolo straordinario, che, in qualunque luogo si palesi, riscuote sempre un incredibile successo. Non poteva che essere così anche lo scorso mercoledì, per la seconda data di Stomp al Teatro Sociale di Como, organizzata con MyNina Spettacoli, che ha incantato, divertito e coinvolto tutti, dai palchi alle platee, senza distinzioni.

Una formula, quella dell’ensemble inglese, che da più di 25 anni stupisce per la freschezza, il ritmo, la coordinazione e l’ironia travolgente, un cast che continuamente si rinnova e si arricchisce di nuovi spunti creativi, mostrando come basti davvero poco per dare “voce” a tutte le cose, anche le più semplici e di uso quotidiano. Quindi, via libera a scope, spazzoloni, barattoli, sifoni, coperchi, fogli di giornale, sacchetti della spesa, bicchieri di carta, bidoni, marmitte di auto, bottiglie di qualunque materiale, carrelli della spesa, taniche, contenitori di tutti i tipi, lavandini, tubi, ante, lattine, porte e tutto quello che la fantasia possa suggerire, fino all’essenziale, quelle mani e quei piedi che possono fare ogni cosa, soprattutto se si muovono secondo tempi dalla precisione strabiliante.

Dietro, una scenografia suburbana, a metà strada tra la Cantina di Mos Eisley di starwarsiana memoria e il container del buffo e commovente Wall-E, davanti, sotto e sopra otto artisti maiuscoli, che saltano, corrono, danzano, interagiscono con il pubblico, alternando momenti di grande energia “sporca e cattiva” ad altri di altissimi tecnicismi e perfezione millimetrica.

Il risultato è un’ora e quaranta di Pura Bellezza, che non è certo terminata a sipario chiuso, ma è proseguita nelle strade, nelle gambe e nelle braccia di chi, come la sottoscritta e le sue socie, hanno tentato (con risultati piuttosto imbarazzanti, com’è facile intuire) di riprodurre anche solo una piccola parte di quella magia, meditando di prendere a bacchettate e manate l’intera città, giusto per conoscerne il suono.

A ben vedere, Stomp non è solo uno spettacolo che merita di essere visto e applaudito. Stomp ci insegna che tutto quello che ci circonda ha un’anima, che le piccole cose possono farsi grandi quando meno ce lo aspettiamo, che anche ciò che, in apparenza, può essere considerato inutile e da buttare, spesso conserva la capacità di contenere minuscoli spazi di gioia. Se poi, nel nostro quotidiano, decidiamo di condividere il minuscolo, non stupiamoci se ci ritroviamo tra le mani qualcosa di gigante. Funziona così, sempre. Fateci caso.

(Foto Andrea Butti)

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