È Tropicana al Teatro San Teodoro

e-tropicana-al-teatro-san-teodoro
0 206

«Mentre la tv diceva / mentre la tv cantava / bevila perché / è Tropicana, yeah…». Questo allegro motivetto, che i reduci dei ruggenti anni Ottanta avranno, sicuramente, riconosciuto, è il ritornello di Tropicana, canzone che, nella ormai giurassica estate 1983, fece ballare tutti i vacanzieri. Con una curiosa scelta, proprio a questa popolare hit del Gruppo Italiano, che viene definita «colorata all’esterno ma dal cuore nero», si sono ispirati i componenti di Frigoproduzioni, per scrivere e mettere in scena Tropicana, spettacolo in cartellone sabato 12 gennaio alle 21, al Teatro San Teodoro di Cantù. Ancora una volta, la sala canturina propone un lavoro interessante e non tradizionale, portato da un gruppo giovane ma già affermato. Tropicana è una scelta originale che rilegge in modo profondo, il tormentone estivo, partendo dal testo, che racconta di una catastrofe, sia pure su note allegre e orecchiabili. Ci spiega tutto Francesco Alberici, che ha curato l’ideazione collettiva, la drammaturgia e che è anche sul palco, insieme a Claudia Marsicano, Daniele Turconi e Salvatore Aronica.

Alberici, perché scrivere uno spettacolo degli anni 2000, ispirandosi ad una canzonetta degli Ottanta?
Tutti ricordano Tropicana per la musica accattivante che ci fa pensare alle vacanze. Questo avviene perché quasi nessuno l’ha mai ascoltata veramente. La sfrontata allegria della musica contrasta con un testo in cui si racconta una catastrofe. Quando, quasi per caso, abbiamo ascoltato Tropicana, qualche tempo fa, ci accorgemmo subito di quanto, la canzone sia un ossimoro, poiché unisce toni spensierati alla descrizione di un’apocalisse, di cui gli stessi protagonisti sembrano spettatori ignari, lobotomizzati dalla pubblicità televisiva. Un tema di cui non sfugge, in fondo, l’attualità.
Come è nata l’ispirazione per lo spettacolo e come raccontate, sulla scena, la contraddizione espressa da Tropicana?
All’epoca del casuale ascolto per radio, venivamo da successo del nostro primo lavoro ed eravamo schiacciati dalle aspettative sulla produzione successiva. Tropicana fu una folgorazione che ispirò una riflessione su tre livelli.

Quali?
Lo spettacolo fa riflettere, in modo divertente, sul tema, serissimo, della libertà dell’arte rispetto al mercato. Creiamo un parallelismo tra la canzone, lo spettacolo stesso e un prodotto commerciale, la bibita, Tropicana appunto, di cui canta, come in un jingle, il motivetto del Gruppo Italiano. Lo spettacolo, insomma, è stratificato e in più la riflessione è personale e universale.
Perché?
Come ho detto, al momento della scrittura del testo, il nostro gruppo era in crisi e ci sembrava di correre lo stesso rischio sperimentato da Gruppo Italiano che dopo il grande successo di Tropicana fu schiacciato dalle aspettative del mercato discografico. La nostra riflessione quindi mette in relazione proprio la contraddizione tra la libertà dell’artista e le richieste sempre pressanti del mercato.

Un tema complesso da rappresentare…
Lo facciamo utilizzando il registro della comicità demenziale e giocando su diversi piani: in scena interpretiamo contemporaneamente i componenti del gruppo musicale, gli attori della compagnia e i protagonisti della canzone.
Lo spettacolo è critico nei confronti delle regole commerciali?
Certamente e per rendere più efficace la nostra riflessione abbiamo costruito uno spettacolo breve, colorato e divertente, “vendibile” in cui però si usano le stesse armi del mercato, per contestarlo.


Il disorientamento del pubblico è inevitabile…
Giochiamo proprio su questo per spiazzare e seminare domande, piuttosto che risposte. Tutto comunque ruota intorno alla canzone che è al centro della scena, come in un vortice. Il clima vacanziero, la spensieratezza forzata degli anni Ottanta, lo strapotere televisivo e l’uso della comicità come elemento di distrazione di massa e di evasione telecomandata sono ingredienti fortissimi e dominano la scena.

Biglietti da 16 a 8 euro. Info: www.teatrosanteodoro.it.

Lascia un commento