Così lontano così Ticino a Cantù

cosi-lontano-cosi-ticino-a-cantu
0 512

Quasi alla fine della stagione, il Teatro San Teodoro di Cantù regala al suo pubblico un debutto nazionale. Sabato 28 aprile alle 21 il calendario prevede, infatti, lo spettacolo di prosa Così lontano così Ticino, una produzione Mumble Teatro, realizzata in collaborazione con il Teatro. Davide Marranchelli, attore e regista comasco ha scritto e diretto il testo di questo noir con venature di teatro dell’assurdo. Una tragicommedia che, nell’immaginare l’avventura improbabile di due personaggi “disadattati”, racconta anche molto del nostro territorio e del rapporto, quanto meno dialettico, con la vicina realtà ticinese. . Ne parliamo con lo stesso Marranchelli che sarà in scena con il collega Stefano Panzeri.
Marranchelli, come nasce l’idea di realizzare una pièce teatrale sulle relazioni italo –ticinesi?
Ho scritto questo testo un paio d’anni fa e sono felice che, oggi, finalmente, vada in scena a Cantù. Volevo indagare un tema che conosco piuttosto bene, ovvero i rapporti di confine. In particolare, parliamo, appunto, del confine tra l’Italia e la Svizzera, a così poca distanza da noi. Molte esperienze personali e ricordi familiari mi legano a questa storia di confine, di migrazioni, di identità e relazioni.


Ma non vedremo un lavoro autobiografico…
Assolutamente no. La prospettiva nasce dall’invenzione e anche da alcuni elementi di verità storica. Ho immaginato due personaggi particolari, figure borderline. Sono figli di emigranti italiani in Svizzera e a causa dell’impossibilità del ricongiungimento familiare, sono cresciuti in una regime di clandestinità completa. Questo è un elemento reale, visto che si calcola che circa trentamila bambini italiani, per lo più figli di lavoratori stagionali, abbiano subito questo destino. È il fenomeno dei Versteckte Kinder, che si è verificato, in Svizzera, fino agli anni Novanta. L’ho scoperto recentemente, leggendo il libro Bambini proibiti (appunto, Versteckte Kinder), di Martina Frigerio.
Quindi su questa vicenda reale, si costruisce la storia dei due protagonisti?
Sì. Ormai adulti, i due hanno sviluppato un rapporto di odio nei confronti del Ticino in cui sono cresciuti da clandestini. Si sentono defraudati e vessati. Rivendicano il diritto all’esistenza e lo vogliono gridare a tutti tramite un atto eclatante, improbabile, clamoroso, con un esito già segnato in partenza. Decidono di rapire Mina.

La Mina virtuale di Maeba

Perché proprio la famosissima e amata cantante?
Mina è l’icona italiana in Svizzera e agli occhi dei nostri due “criminali” improvvisati, è anche il simbolo di chi non ha mai dovuto lottare per raggiungere il successo. Naturalmente, tutto questo, come pure tutti gli stereotipi sul Ticino, è solo nella mente dei protagonisti, anche se pesca in tanti luoghi comuni, in un rapporto di amore e intolleranza. I due decidono quindi di rapirla come una moderna Gioconda, per riportarla in Italia.
Insomma, Marranchelli, ma lei vuole turbare le serene relazioni tra Italia e Confederazione elvetica?
Ma no. Come detto, il punto di vista che va in scena è quello dei protagonisti. Inoltre, voglio che entri in gioco una riflessione più profonda proprio sull’accoglienza, sul sentimento di chi migra, sull’integrazione. Il testo potrebbe avere per protagonisti due siriani a Bergamo. Non farebbe differenza.
In quale contesto si muovono i due personaggi, che sembrano due figure uscite dai romanzi di Scerbanenco o dalle periferie urbane di Pasolini?
È bello giocare con queste citazioni letterarie, anche se i miei personaggi sono meno cronachistici e più venati di atmosfere dell’assurdo. Comunque li vedrete muoversi in una dimensione claustrofobica che racconta la clandestinità della loro infanzia e il “vivere nascosti” in una terra dove hanno trovato sostentamento ma non accoglienza. Una terra che ammirano e detestano e che segnerà il loro destino.

Biglietti da 15 a 7,5 euro. Info e prenotazioni: www.teatrosanteodoro.it e biglietti@teatrosanteodoro.it.

 

Lascia un commento