Copenaghen, un conflitto nucleare in scena

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In una Stagione notte tutta dedicata ad Ettore Majorana e alla ricerca, non poteva mancare un appuntamento di prosa che raccontasse, sulla scena, un confronto serrato tra etica e speculazione scientifica. Ecco che, martedì 27 e mercoledì 28 febbraio al Teatro Sociale di Como alle 20.30, va in scena Copenaghen un lavoro del drammaturgo contemporaneo inglese Michael Frayn, che racconta un dialogo tra due delle più grandi menti del Novecento: si tratta di Niels Bohr, e di Werner Karl Heisenberg. Delicatissimi i temi trattati, alla vigilia del perfezionamento del primo ordigno nucleare della storia. Per interpretare quello che è ormai considerato un testo classico del teatro di oggi, vedremo in scena dei grandi attori: il ruolo di Bohr sarà impersonato da Umberto Orsini, mentre a calarsi nei panni di Heisemberg sarà Massimo Popolizio. Oltre a loro, vedremo in scena un’altra grande personalità teatrale. Si tratta di Giuliana Lojodice, che interpreta il ruolo di Marghrete, la moglie di Bohr. Lo spettacolo è proposto da Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma. La regia è firmata da Mauro Avogadro, mentre le scene sono di Giacomo Andrico e i costumi di Gabriele Mayer. La pièce che vedremo al Sociale è basata soprattutto sul confronto dialettico e sul valore della parola. I tre personaggi dialogano in uno spazio che non ha precise connotazioni realistiche. Potrebbe sembrare un laboratorio o un’aula per lo studio della fisica. I tre protagonisti parlano di eventi già compiuti, lontani.

Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice

In un luogo che ricorda un’aula di fisica, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone, due uomini e una donna, parlano di cose successe in un lontano passato, cose avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi. Sono Niels Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Karl Heisenberg (Popolizio). Il loro tentativo è di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941 a Copenaghen quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti. Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti opposti, probabilmente vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, il soggetto di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi. L’asse portante attorno al quale ruota lo spettacolo è dunque il motivo per cui l’allievo andò a Copenaghen a trovare il suo maestro. Essendo Heisenberg a capo del programma nucleare militare tedesco voleva, in nome della vecchia amicizia, offrire a Bohr, che era mezzo ebreo, l’appoggio politico della Gestapo in cambio di qualche segreto? O al contrario essendo mosso da scrupoli morali, anche se tormentato dalle conseguenze che sarebbero potute ricadere sul destino della sua patria martoriata e che lui amava pur non essendo nazista, tentava di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, che era schierato con gli alleati, informazioni sull’applicazione dei fondamenti teorici della fissione?

Su questi presupposti l’autore dà vita ad un appassionante groviglio in cui i piani temporali si sovrappongono, dando un valore universale alle questioni poste dai protagonisti. Fatto sta che le diverse ipotesi fatte all’epoca vengono qui enunciate una dopo l’altra e quindi vengono messi in scena diversi incontri tra i due fisici, con diversi andamenti. Viene quindi a tradursi metaforicamente, come struttura portante dell’impianto drammaturgico, quel Principio di Indeterminazione e di Complementarietà pronunciati molte volte nella pièce e così determinanti per l’elaborazione della teoria della relatività ad opera di Einstein. Non è possibile una sola verità oppure una sintesi efficace delle diverse verità perché una verità è semplicemente un punto di vista, il punto di vista di chi l’ha enunciata. Tutto è umano, niente è assoluto. Si possono avere solamente risposte indeterminate e quindi la somma degli scenari possibili e ciò vale anche per quell’incontro tra i due fisici. Il Novecento, così come la vita umana sono fatti di tante zone grigie, di tanto silenzio, ma finché esisterà l’uomo si cercherà sempre, in mezzo al vuoto che ci circonda e alla polvere sollevata, la traccia rarefatta di una particella di chiarezza e di verità che, comunque, ci salverà. Inutile dire che il grande valore del testo di Frayn, divenuto ormai un classico contemporaneo del teatro, non sarebbe emerso in modo così mirabile senza un trio di attori di grande spessore che sanno mettere in evidenza i diversi piani di lettura e interpretare i personaggi dando risalto alle loro infinite sfaccettature psicologiche.

Biglietti per lo spettacolo in vendita presso alla biglietteria del Teatro e online su www.teatrosocialecomo.it. Prezzi da Platea e palchi a 27 euro, gallerie a 13 euro + prevendita.

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