Carmen chiude la stagione lirica al Sociale

carmen-chiude-la-stagione-lirica-al-sociale
0 529

Gran finale, venerdì 19 gennaio, alle 20.30 e domenica 21, alle 15.30, al Teatro Sociale di Como, per la stagione lirica della sala. Per il congedo, il cartellone presenta un’opera amatissima dal pubblico. È Carmen, con le musiche di Georges Bizet, sul libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, dalla novella omonima di Prosper Mérimée. L’allestimento ha la regia del belga Frédéric Roels, mentre l’Orchestra I Pomeriggi Musicali è diretta dal maestro Carlo Goldstein. Dobbiamo aspettarci una Carmen diversa dallo stereotipo.

«Negli ultimi anni – spiega Roels – assistendo a diverse messinscene dell’opera di Bizet, ho sempre visto Carmen rappresentata come una seduttrice aggressiva. Per me, non è sufficiente a raccontare il personaggio e ho voluto analizzare con maggiore attenzione alla sua psicologia. Carmen vive in un contesto sociale duro e difficile. Il suo comportamento non è indice di aggressività quanto piuttosto un meccanismo di difesa. La donna non vuole cadere “prigioniera” del mondo maschile e della città».

Per rappresentare una delle eroine più ammalianti e controverse del bel canto, Roels punta su una vera prova d’attrice –sostenuta dal mezzosoprano israeliana Na’ama Goldman – in cui mettere in rilievo il carattere della protagonista. «Carmen vuole essere libera ma si innamora di José. Del resto, anche lui (interpretato da Luciano Ganci ndr) è sinceramente innamorato e per Carmen mette a rischio il suo percorso di redenzione sociale». Roels ha fatto affidamento allo spartito: «Nella musica di Bizet c’è tutto quello che va raccontato – spiega- si passa da momenti in cui le note esprimono grande forza e impeto, ad altri di intensissima fragilità. Con il direttore d’orchestra abbiamo lavorato in perfetta comunione d’intenti, proprio per esaltare, anche attraverso la recitazione, la grandezza di questo capolavoro musicale».

La vicenda di amore e morte si svolge in uno spazio connotato in modo particolare. «Le scene di Bruno de Lavenère descrivono un mondo “minerale” – dice Roels – Vedrete sul palco delle colonne di pietra e più in generale, degli elementi che suggeriscono secchezza, arsura. La presenza dell’acqua, evidente simbolo di vita e di sensualità, è concentrata in un pozzo, intorno al quale ruota tutta la scena. Abbiamo puntato su questo tema perché il racconto di Merimée è ambientato in Andalusia, terra riarsa, ma soprattutto per rappresentare, in chiave simbolica, la durezza e l’aridità dei rapporti tra gli uomini. Non a caso, Carmen, per morire, sceglierà proprio la zona dove si trova il pozzo, come per un ritorno alla vita».

Molto interessante anche la scelta dei costumi, da parte di Lionel Lesire. «Abbiamo operato una certa attualizzazione ma rimaniamo nel XX secolo e in particolare, nell’area della ex Jugoslavia. Ricordo un mio viaggio nei Balcani dopo la guerra degli anni Novanta e quell’atmosfera di società militarizzata e di tensione, che caratterizza anche la storia di Carmen».

(Foto di Alessia Santambrogio)

Lascia un commento