Aspettando Godot, applausi meritati al San Teodoro

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La scenografia spoglia, eppure densa e significativa. Un salice sofferente, due sedute e niente di più. Vladimiro Didi ed Estragone Gogo, indossano stracci, polvere e scarpe inadatte. Hanno sonno, hanno fame, eppure restano lì, in aperta campagna, in attesa. «Andiamocene», ripetono, in più di un’occasione. «Non si può», si rispondono a vicenda, come fosse un mantra, «Aspettiamo Godot».

Si apre così una delle opere teatrali più famose dello scrittore e drammaturgo irlandese Samuel Beckett, Aspettando Godot, andata in scena lo scorso venerdì 12 gennaio (e in replica sabato 13) al Teatro San Teodoro di Cantù. Un sold out meritatissimo, quello registrato dalla piéce diretta e interpretata da Christian Poggioni, con Lorenzo Lutteri, Emanuele Fortunati ed Ermelinda Çakalli, la scenografia e i costumi di Dino Serra e le musiche originali di Paolo Tortiglione, un successo che ha sottolineato la grande bravura degli attori e ha mantenuto viva l’attenzione del pubblico per più di due ore.

Impossibile non identificarsi nei due mendicanti, interpretati magistralmente da Poggioni e Lutteri, combattuti tra il desiderio di scappare e l’impossibilità di farlo, nella speranza che qualcosa o qualcuno arrivi a cambiare il loro destino, perché da soli non ne sono capaci. «E ora cosa facciamo? Come passiamo il tempo?», si domandano, mentre restano fermi e la miseria umana va loro incontro, sotto forma di pensieri suicidi e assumendo le sembianze di Pozzo e Lucky, rispettivamente padrone e servitore, indissolubilmente legati e dipendenti l’uno dall’altro. Un’irriconoscibile, per il trucco e l’aspetto, e straordinaria Çakalli, nei panni del malconcio Lucky, ha dato prova del suo enorme talento, sia per l’utilizzo sapiente della mimica e della postura corporea, sia per il suo delirante e irresistibile monologo alla fine del primo atto. Ottima anche la performance di Fortunati, calato alla perfezione nel ruolo dell’ambivalente e stravagante Pozzo. Quello di Poggioni si rivela così uno spettacolo prezioso, che permette di apprezzare in pieno l’opera di Beckett, mantenendone intatta la sua forza espressiva e la sua tragica e folle ironia e dimostra, una volta di più, l’intelligenza delle scelte artistiche compiute dal teatro canturino, capace di proporre una programmazione davvero di qualità.

Perché è innegabile: il teatro San Teodoro è una perla rara, un patrimonio culturale inestimabile che il territorio deve sostenere, proteggere, amare e prendere ad esempio. Scommettete sulla bellezza. C’è sempre da guadagnarci.

(Foto di Francesca Marelli)

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