Verde su rosso: Dan Stuart ritorna a Cantù

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È stato uno dei protagonisti del rinascimento del rock americano negli anni Ottanta: i suoi Green On Red sono anche oggi un punto di riferimento imprescindibile per chi forma una band e venerdì 2 novembre Dan Stuart, che di quello storico gruppo è stato leader, frontman e principale compositore, ritorna All’Unaetrentacinquecirca di via Papa Giovanni XXIII 7 a Cantù per un concerto che si preannuncia come uno degli appuntamenti più importanti di una stagione già ricchissima di bei nomi d’oltre Oceano.

In questi giorni è in tour in Italia assieme a Tom Heyman dei Go To Blazes. Stuart, con i Green On Red, ha realizzato con il leggendario Gravity talks, uno degli album più belli di tutto il rock anni Ottanta. Un decennio bistrattato dagli appassionati di musica elettrica, sopraffatti dall’elettronica del techno pop che imperversava nelle classifiche e con cui tanti non sono mai riusciti a venire a patti. Ma quelli sono stati anche gli anni del Paisley Underground, un “movimento” (che, come tanti altri, non sapeva di esserlo) che ha anticipato l’approccio del grunge ponendosi come vero e proprio anello di congiunzione tra la psichedelia dei Sessanta fondendo le anime, all’epoca antitetiche, di Grateful Dead e Velvet Underground.

Lou Reed è stato un grande punto di riferimento per gruppi come i Dream Syndicate di Steve Wynn (a Cantù martedì 6 novembre in compagnia di Chris Cacavas, altro ex Green On Red) ed è stato proprio quest’ultimo a produrre l’esordio di quella band, amici e non rivali, come ha sottolineato anche la bella collaborazione con il solo Stuart per un altro disco che ha fatto storia, The lost weekend, pubblicato con il nom de plume Danny & Dusty, bissato in tempi più recenti. Dopo tanti altri bei lavori (Gas food lodging, The killer inside me, Here come the snakes, This time around e Scapegoats), Stuart ha avuto una carriera solistica tornata ai massimi livelli con il vibrante ciclo dedicato a Marlowe (The deliverance of Marlowe Billings, Marlowe’s revenge e l’attuale The unfortunate demise of Marlowe Billings).

Tom Heyman

Anche Heyman non è certo un personaggio da sottovalutare, pure se i suoi Go to Blazes non hanno goduto della fama che avrebbero meritato. Certo per gli appassionati il primo album, omonimo, pubblicato trenta anni fa giusti resta un gioiellino di rockabilly moderno, ma quello stile venne presto accantonato e già con Love, lust & trouble il sound si era irrobustito come ribadiranno il capolavoro Anytime… Anywhere e Waiting around for the crash, tutti dischi preziosi perché mai ristampati (il più ricercato è Go to Blazes ‎and other crimes, raccolta di cover edita in sole mille copie). Nonostante un piccolo seguito anche europeo, la band si è sciolta e Heyman ha avviato una carriera solistica fatta di pochi, ma intriganti album. Il più recente, Show business, baby è dell’anno scorso.

Ingresso a 15 euro (ridotti a 10 per gli under trenta).

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