Van De Sfroos, dietro alle quinte del tour de nocc

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«E semm (ri)partii». I primi due concerti del Tour de nocc di Davide Van De Sfroos hanno concluso un 2018 che ha visto l’artista lariano in larga parte lontano dalle scene. L’attesa era comprensibilmente spasmodica: è bastato annunciare la prima data, nell’accogliente Teatro del Cenacolo Francescano di Lecco, per raggiungere un sold out immediatamente bissato dalla seconda, organizzata subito per andare incontro alle richieste dei fan.

Davide Van De Sfroos con Riccardo Luppi e Angapiemage Galliano Persico

Ma non si trattava (e non si tratta) della semplice curiosità degli ammiratori di un cantante, desiderosi di scoprire una nuova formazione e di ascoltare le canzoni che più amano in una veste rinnovata. Non è, semplicemente, così. In venticinque anni di carriera, che lo hanno visto passare dai localini e dalle feste di paese allo Stadio Meazza, con un percorso non sempre facile, sicuramente non lineare né allineato alle consuete regole di un mercato musicale che, nel frattempo, ha mutato pelle più e più volte, se c’è una costante è proprio quell’alchimia che lega Davide al suo pubblico.

Una moltitudine di donne, uomini, di tutte le età, delle provenienze più insospettabili. Lo vedono come un padre e come un figlio, come un fratello e come un amico, contemporaneamente. Come uno di famiglia, insomma: quando è felice gioisci con lui, quando è scontento sei triste anche tu. Quando si risolleva con la forza e la tenacia dimostrate in questi ultimi mesi e culminate in questa doppietta lecchese, non puoi che ritrovarti di nuovo a festeggiare una rinascita.

Al pubblico accolto da questo piccolo gioiello lecchese – uno di quegli orgogliosi teatri di provincia che sopravvivono grazie agli sforzi di numerosi appassionati e che tournée come questa permettono di scoprire – si è presentata una scena quasi casalinga, con tanto di poltrona comoda da cui Bernasconi ha dato il via a tre ore di narrazioni e canzoni, senza risparmiarsi, come se avesse lasciato l’ultimo palcoscenico poche ore fa.

Non poteva che essere La nocc a inaugurare il Tour de nocc, ma fin dalle prime note ci si accorge che c’è qualcosa di nuovo e di diverso anche se la canzone è ben conosciuta. C’è il sax di Riccardo Luppi, un musicista che i desfan impareranno ad apprezzare. A quel punto potrebbero anche cercare il suo curriculum per scoprire che quel signore sorridente e concentrato ha diviso il palco con alcuni dei più importanti nomi della scena jazz mondiale: a Van De Sfroos offre la sua maestria al tenore e al soprano, ma anche al flauto, colorando i brani di tinte inedite, che sarebbe riduttivo definire jazz.

È la stessa innovazione compiuta da Francesco D’Auria, batterista che, da sempre, interpreta i tamburi e i piatti del suo strumento non come moduli fissi su cui imbastire figure ritmiche, ma elementi percussivi puri, per dare sfogo alla creatività senza perdere di vista, naturalmente, i compagni di viaggio. Giovane, ma già ottimamente amalgamato il chitarrista Paolo Cazzaniga, che sa estrarre dalle sue Gibson suoni acidi e stridenti, ma anche estremamente morbidi, a seconda del brano.

Il grande alchimista di questo sound è Angapiemage Galiano Persico, da vent’anni braccio destro di Van De Sfroos, mai come in questo caso direttore musicale e navigatore sonoro di questa nuova avventura che non potrebbe partire se non ci fosse lui: l’istrione, l’amico, il poeta, il cantante, il compagno di banco, l’amico che incontri in strada, tutti insieme su un palco a raccontarsi e raccontare.

New year, new band, new company: era il titolo di un vecchio disco di John Mayall e sintetizza bene la situazione di Davide Van De Sfroos anche se la nuova band ha debuttato a poche ore dal nuovo anno.

Non si tratta solo di cambiare musicisti, ma anche di dare una prospettiva completamente diversa alle canzoni che tornano nei teatri dopo aver circolato in versione Cinemascope (palazzetti, piazze, stadio), ma anche in quella agile del duo.

Nuovi arrangiamenti che per canzoni semplici, dirette come quelle che scrive Bernasconi per accompagnare le sue visioni e i suoi racconti, possono rappresentare un cambio d’abito drastico.

A giudicare dagli applausi, i vestiti nuovi di Pulènta e galèna frègia, Yanez, Grand Hotel, Lo sciamano, Dove non basta il mare, Ninna nanna del contrabbandiere, La balada del Genesio e Bréva e Tivàn piacciono al pubblico, ma, quello che è più importante, piacciono ai musicisti.

Due jazzisti come Riccardo Luppi e Francesco D’Auria, in quegli accordi folk, così distanti, apparentemente, dalle loro alchimie, ritrovano quella libertà che permette di lasciarsi andare senza sacrificare mai la struttura dei brani, semmai liberandola, seguiti dalle chitarre pungenti di Paolo Cazzaniga e dal violino di Angapiemage Galiano Persico. Attenzione: questo non è il “tour jazz” di Davide come in passato, ad esempio, era avvenuto con il blues. Si tratta di sfumature, di colori, proprio di un paesaggio sonoro che cambia l’ambientazione dei brani che restano sempre ben riconoscibili.

Prima della prima potrebbe esserci tensione, proprio perché far convivere suggestioni sonore così eterogenee non è semplice. Invece no, anzi: mai atmosfera fu più rilassata sul palco, con Van De Sfroos che riprova i passaggi salienti con grande spontaneità e con i musicisti che sono già entrati a far parte di quella famiglia allargata che comprende anche la famiglia – quella vera – di Davide, i Cauboi, i fonici, anche il personale del Cenacolo Francescano di Lecco.

Con la chiusura del Teatro della Società è diventato il punto di riferimento per la città, un compito che sta svolgendo con grande impegno ripagato da un successo meritato e suggellato da un doppio evento da sold out come questo.

(Foto di Andrea Butti)

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