Un De Gregori da brividi conquista l’Arena

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«Ho scritto questa canzone nel 1972. Allora non avrei mai pensato che mi sarei ritrovato nel 2018 a cantarla con tutti voi, amici». È una delle poche frasi che Francesco De Gregori ha concesso alla gremitissima platea dell’Arena del Teatro Sociale per il concerto che ha chiuso il Festival Como Città della Musica introducendo il suo più antico capolavoro, Alice.

Ma non bisogna pensare che il cantautore romano sia stato poco comunicativo. Tutt’altro. Oggi De Gregori comunica con il corpo e con la voce. Suona la chitarra solo in alcuni brani, delegando volentieri il compito a Paolo Giovenchi con Alessandro Valle che colora meravigliosamente con pedal steel e mandolino, mentre Carlo Gaudiello cesella al pianoforte e Guido Guglielminetti, “capobanda” più che mai, tiene in piedi questa formazione senza batteria con il suo basso sempre preciso e pulsante.

Così l’artista (per brevità definiamolo così) è libero di interpretare davvero le canzoni, accompagnandole con il gesto come un attore teatrale. Che racconti dei Numeri da scaricare, rievochi la figura di Caterina o rispolveri quell’elegia al tempo fraintesissima del Cuoco di Salò.

Il concerto (e il tour) sono così: qualche celebrità (La leva calcistica della classe ‘68, Generale, La donna cannone, Buonanotte fiorellino, Titanic) che non poteva mancare, ma anche perle minori come Buenos Aires, non sempre in scaletta, come Raggio di sole, Gambadilegno a Parigi o Falso movimento (il primo bis, da brividi).

I paragoni con Dylan lo avranno esasperato, ma da quel maestro ha sicuramente imparato (anche) che non serve rubare tempo alla musica per chiacchierare troppo. In fondo bastano le parole e un sorriso amaro, come quello che gli scappa mentre canta «Legalizzare la mafia sarà la regola del Duemila» in Bambini venite parvulos, scritta nel 1989 quando Falcone e Borsellino erano vivi e in piena attività. Dylan, in ogni caso, viene ringraziato con Non è buio ancora (alias Not dark yet).

Un saluto anche a Lucio Dalla, evocato nel finale di Santa Lucia con le note di Com’è profondo il mare che lascia spazio a una 4 marzo 1943 che canta tutto il pubblico, memore della versione di Banana republic. Nei bis è diventato un siparietto obbligato, ma davvero sentito, quello che vede l’artista presentare Chicca, ovvero la moglie – anzi, “la mia sposa” – Alessandra per cantare Anema e core con grande trasporto.

E qui bisogna soffermarsi sull’altra arma di De Gregori che è la voce: da non credere quanto sia migliorata con gli anni, i chilometri e l’esperienza, tanto da suscitare i complimenti anche di un grande cantante come Fausto Leali, in prima fila ad applaudire l’amico.

E, parlando di artisti, questo concerto resterà nella memoria anche per avere suggellato l’incontro tra De Gregori e il “nostro” Filippo Andreani che ha avuto l’onore di aprire la serata. Spesso gli “opening act” vengono totalmente ignorati, ma lui si è conquistato un pubblico con la sola forza delle canzoni, proprio come ha fatto con quello che lo chiama “collega”. Serata magica, gran finale per una delle migliori edizioni del festival.

Set list

Numeri da scaricare
Caterina
Il cuoco di Salò
Buenos Aires
Non è buio ancora (Not dark yet)
Vai in Africa, Celestino
Sempre e per sempre
Cose
La leva calcistica della classe ‘68
Generale
Raggio di sole
Gambadilegno a Parigi
Bambini venite parvulos
Santa Lucia
4 marzo 1943
La donna cannone
Buonanotte fiorellino
Titanic


Falso movimento
Alice
Anema e core
Rimmel

(Foto di Carlo Pozzoni)

1 commento

17 luglio 2018 alle 12:25

Grazie per la scaletta dei brani!

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