Tutti zingari felici per Claudio Lolli

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Claudio Lolli se n’è andato per sempre il 17 agosto scorso e nella calura di un’estate distratta la sua scomparsa non ha avuto l’eco che avrebbe meritato. Perché è stato uno dei grandi della canzone italiana che, per tutti gli anni Settanta, ha saputo intrecciare melodie e parole, personale e politico, poesia e impegno pubblicando album sempre di grande qualità. Se Ho visto anche degli zingari felici resta il concept monumentale, che tutti dovrebbero conoscere, vera trasfigurazione della quotidianità degli “anni di piombo” al servizio di una musica libera, condivisa con musicisti chiamati a esprimersi personalmente invece di seguire arrangiamenti prefissi, anche l’esordio di Aspettando Godot e i successivi Un uomo in crisi e Canzoni di rabbia non erano da meno. Contengono Borghesia, Michel, L’isola verde, Io ti racconto, Hai mai visto una città, Dalle capre, Compagni a venire, brani memorabili a cui si aggiunsero, quindi, Anna di Francia, Piazza, bella piazza, La morte della mosca, tutti i capitoli del capolavoro.

Purtroppo da quel momento in poi, paradossalmente, la strada per Lolli fu in salita: Disoccupate le strade dai sogni è un altro album magistrale, ma non raggiunge il pubblico. Tornato alla Emi, che aveva abbandonato polemicamente («Il primo giorno che ho messo un piede alla EMI mi hanno guardato, sembravano tutti un po’ scemi» canta, senza mezzi termini, in Autobiografia industriale), vede allontanarsi il successo: Extranei, Antipatici antipodi e Claudio Lolli piacciono a uno zoccolo duro di ammiratori, ma il disimpegno imperante in quegli anni rende ostico l’accostamento a un cantautore incapace di compromessi.

The Gang: Sandro e Marino Severini

Piuttosto si dedica ai libri e all’insegnamento, continuando a incidere per etichette specializzate in canzone d’autore, continuando a esibirsi, regalando perle qua e là (come dimenticare Keaton, resa celebre dal suo antico mentore Francesco Guccini?). Ha ripreso gli Zingari felici assieme al Parto delle Nuvole Pesanti, dimostrando di essere sempre disposto a ridiscutere tutto di sé, anche il disco intoccabile, ma non ha mai raccolto quanto avrebbe meritato. Solo in termini numerici però. Dalla Brigata Lolli, agguerritissima compagine di amanti del cantautorato più vero che lo ha eletto a nume tutelare, a insospettabili come Luca Carboni, che ne hanno ripreso i brani, tanti non hanno mai smesso di vedere in lui un sicuro punto di riferimento.

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Peppe Voltarelli

Non Andrea Parodi, che lo ha portato a suonare anche nel comasco più volte, né l’Arci Xanadù, che gli offrì lo Spazio Gloria. Proprio sul palco di via Varesina 72, venerdì 21 dicembre alle 21 si danno convegno tanti zingari felici. Sono della partita Paolo Capodacqua, che fu suo inseparabile chitarrista per tanti anni, e Juan Carlos Flaco Biondini, che lo fu per Guccini; Peppe Voltarelli, che condivise l’avventura con il Parto; The Gang, eredi di un impegno in musica che non manca anche ad Alessio Lega. E ancora Bruno Mariani e Gianfilippo Boni, Paolo Pasi, Carlo Pestelli, Marco Rovelli, Alessandro Sipolo e i nostri Sulutumana e lo stesso Parodi. Sembra un Premio Tenco? Non stupitevi di trovare alla conduzione Antonio Silva, che ha condiviso il palco dell’Ariston numerose volte con Lolli, premiato, nel 2017, con la targa per il miglior disco. Biglietti a 15 euro (ridotti a 12 euro per tesserati Arci).

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