Tosca prende Il Volo al Sociale

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Dici Tosca e pensi al 1800, alla Battaglia di Marengo e alla caduta della prima Repubblica Romana (prima, è il caso di sottolinearlo, perchè dopo, cari miei, una strage continua, come storia insegna). Dici Tosca e pensi alla magia del teatro, alle note pucciniane, al dramma disperato e senza soluzione (di cui il buon Giacomo non si è mai privato e, bontà sua, non ha mai privato nemmeno noi). Ma soprattutto, dici Tosca e pensi alla feroce gelosia, alla passione sfrenata, all’amore eterno e incondizionato, quello che manco nei film, figuriamoci nella vita reale. Così, dici Tosca e ti capita di vederne la prima, un venerdì sera d’inizio autunno, al Teatro Sociale di Como, e per quanto tu ne conosca la trama (e il finale, soprattutto) a memoria, è incredibile come, a più di cent’anni di distanza dalla prima rappresentazione, la sua messa in scena riesca ancora a stupire, incantare e commuovere, specialmente in questa versione, e per molti motivi.

Primo, ed è quello da cui è necessario partire, per le scenografie di Dario Gessati, i costumi di Lorenzo Cutùli e la regia di Andrea Cigni, ricchi di dettagli, sfumature, colori e atmosfere austere e gravi, a sottolineare la solennità della tragedia. Il viso spaventosamente realistico e arcigno della statua della Madonna nel primo atto è un chiaro presagio di dolore e sofferenza, così come le alte cancellate della cappella in cui il Cavaradossi dipinge la sua Maddalena dagli occhi cilestrini, ritratto che scatena in Floria un attacco di furiosa e accecante gelosia (a voler ben guardare – e che Giacomino mi perdoni! – è un po’ quello che succede oggi quando lui mette “like” su facebook alla foto dell’altra e a lei parte un embolo interplanetario e distruttivo).

Secondo, ma mica per importanza, per la performance dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, magistralmente diretta dal Maestro Valerio Galli, che ha saputo onorare l’opera immortale del compositore toscano con un’esecuzione che personalmente mi ha colpito ed emozionato. Avete mai guardato con attenzione un direttore d’orchestra al lavoro? Avete mai osservato le sue espressioni, i suoi gesti, la tensione dei movimenti? Ecco, se devo dare una definizione al termine passione, è quella, l’immagine che mi viene in mente, senza dubbio. Un plauso va certamente anche al Coro di OperaLombardia e al Coro Voci Bianche I Piccoli Musici, diretti dal Maestro Diego Maccagnola, per la loro prova decisamente apprezzabile.

Terzo, per i protagonisti, Virginia Tola nei panni di Tosca, Luciano Ganci in quelli di Cavaradossi e Angelo Veccia (applausi!) nel ruolo del perfido e odioso Scarpia, sulle cui capacità vocali non mi esprimerò, perchè non ho assolutamente le competenze adeguate per farlo (ho delle preferenze, sia chiaro, ma non scriverò nemmeno queste, fatevene una ragione), ma dei quali ho apprezzato la presenza scenica, l’impegno, lo slancio emotivo e, mannaggia a loro, la capacità di farmi salire quel groppo in gola che ormai chiamo per nome (Mario, in onore del buon pittore) ogni volta che mi trovo davanti a qualcosa che profuma di bellezza e grazia (facile, direte voi, è Puccini, che ti aspettavi, le matte risate?).

Quarto, per gli applausi a scena aperta, partiti con incredibile spontaneità dalla platea e dai palchi, ad omaggiare il pathos esecutivo degli artisti e l’amore per il Puccini nazionale che, per quanto ci abbia fatto (e continuerà a farci) soffrire, ha scritto alcune delle arie più struggenti ed emozionanti dell’intero patrimonio lirico internazionale, musiche che fanno ormai parte del nostro dna, e quando dico nostro intendo di tutti, senza alcuna distinzione.

A tal proposito, vorrei togliermi un sassolino grande quanto la Marmolada dalla scarpa (che camminare con un gruppo montuoso delle Dolomiti sotto la pianta del piede non è mica tanto facile): sul finale, mentre riprendevo, in diretta facebook sulla pagina di BiBazz, il povero Cavaradossi che esalava le sua disperazione per l’imminente morte con la straordinaria E lucevan le stelle…, il figlio tecnologico del genietto Mark Zuckerberg mi comunicava di trovarsi costretto a disattivare l’audio del mio video, perchè, e qui tenetevi forte, che io ho rischiato tre infarti, un paio di ictus e sei trombosi coronariche, Nel tuo video è stato individuato il seguente brano musicale: Tosca: E lucevan le stelle di Il Volo (e se non ci credete, qui sotto trovate lo screenshot fatale).

Ora, al di là del mio personale e sicuramente opinabile giudizio sull’infelice trio (le famose braccia levate al lavoro dei campi, ma voi fate finta che io non abbia detto nulla) e delle mille spiegazioni su quanto un algoritmo possa essere infausto e maledetto, credo che una roba del genere meriterebbe di essere passata per le armi e punita con la fucilazione Come avvenne col Palmieri. Caro Mark, a me poco importa che il tuo sistema si muova per formule matematiche e frequenze sonore, che qualche ragazzino presuntuoso abbia depositato chissà quale diritto o che tu te ne possa lavare le mani al grido di: ma lui riconosce gli interpreti, non è mica colpa mia. Puccini è patrimonio mondiale. Puccini non si tocca. Puccini possiamo leggerlo, ascoltarlo, interpretarlo, amarlo, condividerlo, cantarlo, venerarlo e odiarlo, anche, perchè no, ma sempre con profonda umiltà, perchè Puccini è di Puccini, e nessuno può affermare il contrario, e attribuire ad un gruppo di bimbi sperduti una delle melodie più belle mai scritte è un po’ come mettere il parmigiano sulle vongole, il cetriolo nella lasagna, l’ananas sulla pizza. Un vero e proprio abominio, talmente deprecabile che, mio caro, se lo sapesse e potesse, Puccini prenderebbe te e il sinistro terzetto a sberle, a due a due, finché non diventano dispari. È giusto che tu lo sappia.

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