The Pretty Things: la storia del rock a Cantù

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Mito, leggenda, storia, blues, beat, psichedelia, rock, tanto rock a tinte forti. Più aggressivi dei Rolling Stones, con cui hanno una forte parentela, anticipatori di Kinks e Who (la prima opera rock, infatti, è loro: S.F. Sorrow, 1968, prossima al cinquantesimo anniversario), amati da David Bowie, che ha inserito le loro Rosalyn e Don’t bring me down nella personale galleria di omaggi di Pin ups, e dai Led Zeppelin, che li misero sotto contratto con la loro Swan Songs (Silk torpedo è il primissimo album pubblicato da quella casa discografica). Ah, e mentre i Beatles e Jimi Hendrix alludevano alle droghe lisergiche con inventivi escamotage (Lucy in the Sky with Diamonds, The Stars That Play with Laughing Sam’s Dice), loro, molto tranquillamente, intitolarono un singolo LSD (anzi, £SD).

I Pretty Things nel 1965: Phil May è al centro, Dick Taylor è a destra

Basterebbero questi motivi per rendere imperdibile l’appuntamento con i Pretty Things. Saldamente guidati dal cantante Phil May e dal chitarrista Dick Taylor, da 55 anni girano per il mondo con la loro miscela al calore bianco. Sabato 9 dicembre alle 22.30 sono All’Unaetrentacinquecirca di via Papa Giovanni XXIII 7 a Cantù: fiore all’occhiello di un locale che, a sua volta, sta festeggiando i suoi primi 25 anni di concerti internazionali.

Ripercorriamo brevemente questa storia straordinaria. Taylor è nato a Dartford, città natale anche di Mick Jagger e Keith Richards che formarono con lui Little Boy Blue and the Blue Boys. Con l’ingresso di Brian Jones e Ian Stewart nacquero i Rollin’ Stones (con l’apostrofo) e Dick passò al basso per fare spazio al nuovo arrivato. Abbandonò presto per formare una sua band e se quel gruppo aveva preso il nome da un blues di Muddy Waters, la nuova formazione si ispirò a uno scatenato brano di Bo Diddley, Pretty thing, scritto da un altro padre del blues, Willie Dixon («Thank you, Bo, for the name» si ascolta nel brano).

Il gruppo è stato il primo e praticamente unico amore di Phil May: cantante potente, armonicista tagliente, anche abile autore di testi quando, seguendo l’esempio dei Beatles, tutti iniziarono a scrivere pezzi. Non è mai stato chiaro chi fu ad avere l’idea di un’opera rock, ma le parole di quelle canzoni sono tutte sue. Negli anni Settanta, orfano anche di Taylor, ha traghettato i Pretty Things nel mondo del nuovo rock, con eccellenti risultati, fino alla fine del decennio quando la band smise di registrare. Grazie al ritorno di Taylor, però, i concerti si facevano notare per furia, energia e furore, rivaleggiando con i giovani punk. Oggi Dick e Phil sono due arzilli ultrasettantenni che affrontano ancora un palco con la forza di mezzo secolo fa assieme a Frank Holland (chitarra, armonica e voce), George Woosey (basso) e Jack Greenwood (batteria). Non capita tutti i giorni. Capiterà sabato. Non si può mancare. Ingresso a 20 euro. Per informazioni e prenotazioni: 3457972809.

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