Superdownhome, blues al calor bianco a Cantù

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Una miscela irresistibile di blues, folk e punk tenendo presente, da una parte, la lezione di maestri antichi come L.R. Burnside, Junior Kimbrough e, soprattutto, Seasick Steve e Scott H. Biram, dall’altra quella di formazioni minimal come Black Keys e White Stripes. I Superdownhome suonano venerdì 23 novembre alle 22 per la prima volta All’Unaetrentacinquecirca di via Papa Giovanni XXIII 7 a Cantù e non faranno prigionieri.

Superdownhome: Beppe Facchetti e Henry Sauda

Henry Sauda suona cigar box e diddley bow. La prima è una chitarra poverissima, in origine (oggi è un caplavoro di liuteria), ricavata da una scatola di legno per sigari. Il diddley bow ha origine africana ed è un altro strumento ereditato dalla tradizione rurale: una corda sola, punto di partenza per tanti bluesman in erba (tra cui, pare, Bo Diddley, che ci avrebbe ricavato anche il nomignolo). Beppe Facchetti non monta una vera e propria batteria, ma cassa, rullante, low-boy e crash, con effetto devastante. Uno stile essenziale ma anche torrenziale, che è piaciuto a un gigante (in tutti i sensi) come Popa Chubby che è ospite del primo album del duo, Twenty-four days, uscito all’inizio di quest’anno. Se amate il blues con gli attributi e anche i controattributi, questa è una serata da non perdere. Ingresso a 8 euro.

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