Standing ovation e bacio accademico per il 1° Festival della canzone comica

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«Chi non ride mai non è una persona seria», affermò una volta Fryderyk Franciszek Chopin. «Chi ha il coraggio di ridere, è padrone del mondo», gli fece eco Giacomo Leopardi, più o meno nello stesso periodo. Sono convinta che entrambi avrebbero trovato conferma dei loro pensieri sabato sera, alla Piccola Accademia di TeatroGruppo Popolare, durante la prima edizione del Festival della canzone comica, un evento organizzato dall’associazione con il sostegno di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto Connessioni controcorrente. Dieci performance che hanno incontrato l’entusiasmo e il favore di un pubblico accorso numerosissimo nell’accogliente cornice di via Castellini a Como, anticipate dall’introduzione del direttore artistico Giuseppe Adduci, che ha raccontato il senso della manifestazione e la sua genesi.

Il compito di aprire la serata è toccato a Vittorio Massa, cantante e bassista della band Gecofish, presentato da Lorenzo Canali e dalla sottoscritta, come i migliori Baglioni – Hunziker de noantri, seguito dalla Premiata Forneria Campari (nella foto in alto), alias Davide Tagliabue e Flavio Morsanuto, che hanno conquistato l’intera platea con i loro mashup d’autore, perchè sono bravi tutti a mixare le canzoni, ma cantare Caruso di Lucio Dalla sulle note di Vengo anch’io di Enzo Jannacci è follemente geniale (e potrei bruciarvi qui la sorpresa dicendovi che questi due adorabili cialtroni hanno pure vinto la kermesse e si sono aggiudicati il preziosissimo Ukulele verde in palio, ottenendo il consenso sia della giuria “popolare” sia della giuria “di qualità”, ma poi c’è il rischio che non arriviate fino in fondo all’articolo, quindi terrò per me questa informazione).

HornytooRinchos alla ribalta

Tra le canzoni ironico-depressive di Roberto Casanovi, gli irresistibili travestimenti degli HornytooRinchos (che sono per me un pezzo e mezzo di cuore, quindi non posso essere obiettiva su di loro, soprattutto dopo aver pubblicato il video più adorabilmente trash degli ultimi dieci anni) e la conferma del grande talento di Chiazzetta (perchè ogni volta che torna sul suolo comasco è una festa a prescindere), a stupire le mie orecchie di Michelle in erba (nel senso metaforico del termine, sia mai che non ci capiamo) sono stati gli Eell Shous, con il loro rap assolutamente non convenzionale, impreziosito da ottimi interventi di beatboxing e da perfetti tempi comici (che far ridere di gusto e in modo intelligente facendo rap è privilegio di pochissimi, mentre far piangere… ecco… come posso dire… insomma, ci siamo intesi).

Shark in a Bottle e la vostra affezionatissima

Sul palco si sono poi avvicendati TheTabagisti (gli Amandla sotto mentite spoglie, che mannaggia io mica ci ero arrivata) con i loro surreali (ma totalmente veri) racconti in musica, il duo canturino degli Effetto53, gli stilosissimi e dannunziani Shark in a Bottle e, per chiudere in bellezza, La Trappola per Tope, con il loro trascinante fiume di note e parole. Non vi racconterò, ad esempio, ma solo perchè ancora devo riprendermi dallo shock, che a metà serata il mio compagno di conduzione si è presentato vestito da Mago Zurlì, cosa che ha fatto di me un rassegnato e inconsapevole Topo Gigio dall’accento spiccatamente torinese (perchè io, signori miei, sto alle imitazioni come l’aglio sta alla lasagna, sicchè…), così come non vi aggiornerò sul fatto che, oltre a vincere il Festival, la Premiata Forneria Campari si è portata a casa pure il premio per la canzone più brutta, grazie ad un Reggae del moscerino da standing ovation e bacio accademico (Cristina scusa, ma qui non c’è gara).

Lode ai vincitori: Giuseppe Adduci e Paola Mastalli premiano la Premiata Forneria Campari

Poi sono stati i sorrisi dei molti, l’atmosfera piacevole, il profumo di cose belle e le facce contente, a sottolineare l’ottima riuscita di questo esperimento. Qualcosa di cui Pino, Cosetta e Virginia Adduci, Olga Bini e la presidente Paola Mastalli devono andare molto fieri. Qualcosa che vale la pena riproporre e sostenere, da qui in avanti. Qualcosa per cui essere grati. Perchè, per dirla con le parole di Aldo Palazzeschi, «Il riso è il profumo della vita in un popolo civile». Come dargli torto.

(Foto e video di Virginia Adduci)

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