Solara: una breve introduzione al mondo – passato e presente – di Billy Corgan e degli Smashing Pumpkins

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Negli anni novanta succede pressappoco questo: quattro ragazzi di Chicago pubblicano a nome Smashing Pumpkins un disco intitolato Gish. Dieci tracce che alternano melodie soffici a riff di chitarra granitici. Al mixer c’era un tale Butch Vig.

Questo disco suona così bene che un nanerottolo biondo, rachitico e con gli occhi azzurri lo vuole assoldare per dare un seguito a Bleach, il disco d’esordio dei Nirvana. Ci riesce. Butch e i Nirvana, freschi di nuovo batterista si mettono a lavorare a Nevermind ancor prima che la Geffen li scritturasse sotto suggerimento dei Sonic Youth, allora freschi di contratto. Esce Nevermind in 200mila copie, più o meno quelle preventivate per Goo dei fratelli maggiori newyorkesi.

Succede quello che sappiamo tutti. Gish, un album promettente, inciso da una altrettanto promettente band viene seppellito dal disco di Smells like teen spirit.

Ogni artista, in fondo, ha un ego da difendere e William Patrick (a.k.a. Billy) Corgan ne ha uno enorme… e ferito. Cade in depressione, i rapporti con gli altri membri della band inizia già a logorarsi e a conti fatti nei credits di Siamese dream compaiono quattro nomi, certo, ma a suonarci ci sono solo lui e il fido Jimmy Chamberlin alla batteria.

Vig riesce a fare un lavoro eccellente anche su questo disco, assecondando richieste assurde di Corgan. Prima fra tutte il voler registrare un intero disco con il Big Muff, un fuzz (pedale o effetto chitarristico assemblato con precise richieste da parte di tale Jimi Hendrix alla Electro Harmonix, azienda newyorkese specializzata in “pedalini”, che purtroppo non ebbe la fortuna di riuscire a provare al suo ventottesimo compleanno) che fino a quel momento diede nome al titolo parziale di un album e il sound caratteristico ai Mudhoney, altra band della scena di Seattle, o grunge (aggettivo che fu proprio il loro frontman, Mark Arm, a usare per definire il genere musicale credendo che definendolo sporcizia facesse ridere) e che il produttore dovette far salti mortali per poterlo inserire nella pulizia formale del disco in lavorazione.

Il risultato fu eccellente e, nonostante i Nirvana fossero ancora in giro, il disco vendette e fece più parlare di se di In utero che, anche se vendette bene, non soddisfece appieno le aspettative di chi aspettava un secondo Nevermind.

(La sottotrama del romanzo rock ‘n’ roll dei tempi narra di come questo successo attirò nei confronti di Corgan le attenzioni di tale Courtney Love e di come questo contribuì alla depressione del marito. Ma non è di gossip che vogliamo occuparci in questo articolo)

Dopo la morte di Kurt Cobain furono due gli album che tennero alta la bandiera del rock alternativo anni novanta: Superunknown dei Soundgarden e Mellon Collie and the infinite sadness.

Gli Smashing Pumpkins appianate le divergenze interne fra i componenti della band partorisce quello che a conti fatti è il loro disco di maggior successo. Un doppio, per giunta. Ma qualcos’altro doveva accadere e minare la serenità di una band senza pace.

Durante il tour promozionale del disco vengono trovati nel bagno di un albergo il tastierista e il batterista della band in overdose. Il primo morì, il secondo venne cacciato dalla band per dare il via alla seconda incarnazione della band.

Esce Adore, un album che si discosta dal sound dei tre lavori precedenti e le tematiche, per quanto possibile, divennero ancor più cupe in quanto scritte a ridosso della scomparsa della madre di Corgan. Elettronico e malinconico, è ad oggi il disco meno amato dai fan, ma chi vi scrive pensa che invece sia il disco migliore che potessero pubblicare.

Per Machina / The machine of God la band torna alla formazione e al sound originale, ma solo su disco. Per un Chamberlin disintossicato ci fu purtroppo una D’Arcy Wretzky che nella tossicodipendenza, nel frattempo, ci finì con tutte le scarpe.

A sostituirla durante il tour promozionale ci fu la bellissima e bravissima Melissa Auf Der Maur, ma a quel punto i rapporti interni erano così logori che anche James Iha abbandonò e la band cessò di esistere. Nel frattempo Corgan cercò di far pubblicare dalla Virgin il successore di Machina, cioè Machina II / The friends and enemies of modern music che però rifiutò e preferì far uscire una raccolta coi singoli di maggior successo per poter sopperire al flop commerciale dell’ultimo disco. Corgan quindi decise di distribuire i master del disco ad amici e conoscenti e chiese loro di distribuirlo gratuitamente ad amici e conoscenti fino a farlo finire inevitabilmente in rete in una qualità che vi lascio immaginare. Il risultato oggi è che il disco suona come un bootleg di scarsa, scarsissima qualità.

[La mia speranza recente di fan e collezionista era che con l’operazione di rimaneggiamento e ripubblicazione sotto forma di cofanetto di ogni disco iniziata nel 2009 con Gish finisse con la pubblicazione ufficiale di Machina II, magari come disco aggiunto a Machina, ma il tutto venne stoppato dall’etichetta ad Adore perché l’operazione non portò abbastanza utili e quindi son rimasto come molti alti a bocca asciutta ancora una volta]

Salutarono i fan con un concerto nel 2001 e ogni membro intraprese la propria carriera solista. Corgan prima con gli Zwan (un’incarnazione solare e allegra della sua precedente band) che però ebbe vita breve e un tentativo malriuscito da solista. Chamberlin seguì Corgan negli Zwan prima e poi si diede al suo progetto jazz. Iha entrò a far parte della superband A Perfect Circle e diede alle stampe un paio di dischi solisti e di D’Arcy… non si ebbe più notizia. Buona.

Il 7 Luglio del 2007 (07.07.07), gli Smashing Pumpkins riuniti, ma con solo Corgan e Chamberlin come membri storici in formazione, pubblicarono il primo album dopo sette anni di silenzio. Zeitgeist fu la scusa per poter suonare di nuovo i brani storici dal vivo e proporre quelli nuovi in un tour mondiale. Mi permetto di definirla scusa perché il disco, a oggi, è uno dei lavori più imbarazzanti mai ascoltati, soprattutto se paragonato con il disco peggiore (sceglietelo voi) della band che accostato a questo è un capolavoro di ineccepibile fattura.

Chamberlin successivamente lasciò di nuovo la band e Corgan, con una formazione nuova di zecca, pubblicò a nome Pumpkins altri due lavori, Oceania nel 2012 e Mouments to an elegy del 2014, che ebbero talmente poco riscontro (il secondo nel nostro Paese, dati alla mano, ha venduto 600 copie) che l’ennesimo scioglimento fu inevitabile.

Ormai arresosi all’evidenza, Corgan intraprese l’ennesima esperienza solista e grazie a Rick Rubin quello che ne viene fuori è un disco che non ha certo niente a che fare coi fasti della giovinezza, ma che comunque regala credibilità alla forza creativa di uno dei personaggi più importanti e significativi dell’ultimo vero decennio del rock. Ogilalla è un disco suonato solo nelle due formule chitarra/voce e piano/voce eccezion fatta per un paio di arrangiamenti con gli archi e quello che ne viene fuori è un bel disco che regala speranze nelle capacità di uno dei migliori compositori contemporanei che ha perso per un po’ la strada di casa.

Poteva durare? No.

Pare infatti che dopo diciassette anni di silenzio fra i due, Corgan e Iha siano tornati a rivolgersi la parola e da queste quattro chiacchiere ne sia scaturita l’ennesima rinascita della band. Un disco nuovo presto nei negozi, un tour che per ora ha solo date statunitensi e quello che ne è venuto fuori è questo:

Vi prego, fermatelo.

Vi scongiuro.

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