Roger Waters: la leggenda dei Pink Floyd al Forum

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È martedì 17 aprile e al Forum di Assago è in programma la prima tappa italiana di Us + Them Tour, lo spettacolo che Roger Waters, ex bassista e fondatore dei Pink Floyd, mette in scena da qualche anno a questa parte. La struttura del concerto prevede una mescolanza di canzoni fra il repertorio floydiano e quello dello stesso Waters. Roger, 74 anni, oltre che essere – a dir di chi scrive – il più grande paroliere della storia, è un artista politicamente impegnato: dai suoi concerti, accompagnati da scenografie ricchissime sia a livello visivo che contenutistico, è difficile uscire indifferenti.

Si parte con Breathe, brano d’ouverture di The dark side of the moon, per proseguire con un’inaspettata One of these days, perla di Meddle, Time (che propone una piacevolissima variazione sull’assolo di batteria iniziale), The great gig in the sky e Welcome to the machine. Sullo sfondo un atomo che vaga in un universo di stelle, forse allegoria della condizione primitiva dell’universo, si alterna ai visual originali delle canzoni. Seguono tre brani da Is this the life we really want?, ultimo disco da solista uscito lo scorso giugno per Columbia Records. In video, il raggio visivo di un drone militare riprende il territorio sottostante: si tratta di un rimando al testo di Déjà Vu: «If I were a drone / (…) / I would be afraid to find someone home / maybe a woman at a stove / baking bread, making rice, or just boiling down some bones».

E dopo The last refugee e Picture that lo spettacolo lascia spazio ai classici: Wish you were here e Another brick in the wall (Part I) lanciano il forum in un unico grande canto la cui carica di adrenalina viene triplicata all’attacco di Another Brick in the Wall (Part II). Dopo la pausa di rito (che se sei over 70 l’intermission te la passiamo) una Battersea Power Station si innalza sopra la platea. Ci tuffiamo quindi in Animals con Dogs e Pigs (three different ones).

Ed è proprio con Pigs che la performance arriva a una dura critica nei confronti dell’amministrazione Trump, le cui immagini/parodia vengono proiettate sulla Battersea. Emblematica in tal senso la canzone, che recita «Big man, pig man / ha ha, charade you are» e «You’re nearly a laugh but you’re really a cry».

La scaletta prosegue con Money, Us and them (la cui accoppiata immagini – sax avrebbe fatto commuovere anche il più inamovibile fra i presenti) e Smell the roses per poi passare a Brain damage ed Eclipse, brani di chiusura di Dark side. Prima di intonare Mother, Waters abbraccia la chitarra e dichiara la sua disapprovazione nei confronti del recente attacco in Siria (e quando canta «Mother should I trust the government», alle sue spalle appare una scritta abbastanza significativa: COL CAZZO»).

Onere di chiudere il concerto va a Comfortably numb: lacrime agli occhi, braccia tese all’universo e corde vocali demolite, si intona tutti «Your lips move, but I can’t hear what you’re saying». Giungo a una conclusione: Roger Waters è uno dei più grandi artisti della storia. Che si tratti di Pink Floyd o di lavori in solo, la potenza data da musica e testi raggiunge una sintesi critica e costruttiva tale da risultare unica nel suo genere.

(Fotografie di Giovanna Mentasti)

1 commento

18 aprile 2018 alle 15:10

Alice Pini giornalista in piena escalation…. Continua cosi’.

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