Risuona il Vadavialcú dei Sulutumana

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Non si giudica un disco dalla copertina. Giusto. Molto giusto. Però… Però basta dare un’occhiata anche distratta al nuovo album dei Sulutumana per accorgersi che qualcosa è cambiato. È racchiuso in un cartoncino da pacchi, design d’autore curato dall’artista Fabrizio Bellanca. Anche lo storico logo con l’ultima “a” minuscola è un ricordo. Il carattere (oggi si dice “font”) si chiama Alpabet Street ed è stato ideato da Enrico Cazzaniga: interpretando le linee che si toccano sul rettangolo nero che campeggia al centro si legge… Vadavialcú.


Non si giudica un disco dal titolo. Vero. Molto vero. Però… Però non è stato scelto a caso né solo perché è anche quello del brano di punta. È stato Ugo Tognazzi a ispirarlo e, infatti, la sua voce si sente forte e chiara. Arriva da Hostaria!, episodio del film I nuovi mostri in cui lui e Vittorio Gassman, rispettivamente cuoco e cameriere di una scalcinatissima trattoria romana, si prendono a pesci in faccia (e a salsicce, polipi, uova, sugo rovente, farina, un’escalation irrefrenabile) mentre l’attore cremonese ripete laconico «Vadavialcú».

Nadir Giori, Gian Battista Galli e Francesco Andreotti con Ricky Tognazzi

Anche Gian Battista Galli, Francesco Andreotti e Nadir Giori devono averlo pensato, per confezionare dodici nuovi brani che non guardano in faccia nessuno. È il disco più coraggioso del gruppo, che si completa con le chitarre di Beppe Pini, la batteria di Marco Castiglioni, i cori di Angelo Galli Pich oltre a ospiti come Flaviano Braga alla fisarmonica, Leslie Abbadini e Francesca Arrigoni alle voci e a… Ugo Tognazzi, appunto.

Coraggioso perché non ha paura di rompere con il passato, pur senza rinnegare niente, per cercare altre strade, anche nel pop, senza smettere di essere “canzone d’autori”, come ci hanno abituati. Si sente fin dal primo Vadavialcú, dove il piano elettrico di Andreotti sostituisce quello acustico, Giori suona un basso e abbondano gli effetti elettronici per supportare un’invettiva che propone l’efficace ricetta per superare ogni problema. Così van le cose e Quello che sfugge sono rock, anche se si tratta pur sempre di un rock Sultumana style. Distante dal passato è il gioco armonico di Alter ego, un arrangiamento ricco di originalità, un sound che è un vero e proprio alter ego di quello consueto.

Sulutumana: Beppe Pini, Marco Castiglioni, Nadir Giori, Gian Battista Galli, Francesco Andreotti e Angelo Galli Pich

Infinito presente e L’isola misteriosa sono i brani più legati, musicalmente, al passato, ma le melodie servono al meglio la voce di Galli e le sue parole che riescono sempre a essere ricche di rimpianto, ma anche di speranza. Una scusa per vivere, Raccontami, Uscirne vivi gettano un ponte tra passato e futuro mentre Enigma vive di piccole deliziose sottigliezze. Dal treno in corsa, se questo fosse un disco commerciale, sarebbe un singolo perfetto, con un ritornello efficace. Finale ironico con La ballata dell’odio (Giamba e le Storie Sulu?). Masterizzato a Abbey Road e si sente.

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