Rava star della Lunga notte del jazz di Como

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Enrico Rava

Sarà Enrico Rava, la stella italiana internazionale, a tenere a battesimo sabato 3 marzo La lunga notte del jazz del Teatro Sociale, organizzata da Aslico con Como Lake Jazz Club e Music For Green, incontrando alle 20.30 sul palco principale, il duo Soupstar del pianista Giovanni Guidi e del tenorista Francesco Bearzatti (biglietto a 20 euro, valido per tutta la serata). Dalle 22 all’1.30 sessanta musicisti si divideranno su quattro palcoscenici allestiti nel foyer, in sala Canonica, in sala danza e nel sottopalco (biglietto a 10 euro). Prima alle 19, il debutto della Como Lake Jazz Club Big Band (ingresso libero). Un’occasione straordinaria, dedicata a un giornalista che tanto ha fatto per il jazz comasco e tanto ne ha scritto, il compianto Andrea Cavalcanti. Perfino un musicista dello spessore di Rava, che ha girato tutto il mondo in una lunga carriera costellata di successi e riconoscimenti, si è detto sorpreso: «Mi sembra un’iniziativa bellissima e questo vuol dire che Como spezza una tradizione consolidata, quella che vede le formazioni susseguirsi su un unico palco. Tutto un teatro aperto per il jazz devo proprio dire che no, non l’avevo mai visto».
Questo è un buon momento per il jazz?
Ci sono tanti giovani, tecnicamente molto preparati. Purtroppo è diventato ancora più difficile fare i dischi: non se ne producono più e, comunque, non ci sono i negozi dove comprarli. Io non amo fare acquisti on line: preferisco aggirarmi tra le copertine, chiacchierare con altri appassionati… Così si scoprono musicisti che, da solo, non avresti mai cercato. Con la scomparsa del disco cambia anche tutto il modo di fruire la musica e di tramandarla. Questo cambierà anche la musica in sé e non so dire come andrà a finire: ma io posso affermare di avere vissuto un’epoca meravigliosa, ho potuto ascoltare i grandissimi dal vivo, ho avuto la fortuna di suonare con alcuni di loro e questo ha arricchito non tanto il mio modo di suonare, ma la mia persona. Il jazz è una musica sempre viva, anche se certi momenti magici appartengono al passato.

Quali sono per lei questi momenti da incorniciare?
Il periodo della seconda metà degli anni Venti, quando Louis Armstrong incideva con gli Hot Five e gli Hot Seven, quando Bix Beiderbecke suonava con Frankie Trumbauer. La stagione del bebop, con Dizzy Gillespie e Charlie Parker, quella che ha visto Miles guidare i suoi leggendari quintetti.
Che lei ha potuto ascoltare in diretta.
Sì, ho visto Miles Davis in concerto nel 1957, ancora nel 1963 al Festival mondiale del jazz di Antibes – io suonavo con Gato Barbieri – un ricordo indelebile. Monk, Chet Baker… Chet riesce ancora a sorprendermi.
Come?
Pochi giorni fa stavo riascoltando le storiche incisioni del quartetto con Gerry Mulligan, che non sentivo da un po’ di tempo. Un suo solo mi ha fatto letteralmente sobbalzare per modernità, inventiva e ricchezza espressiva. Checché se ne dica è un musicista estremamente sottovalutato. Non assomigliava a nessuno.
Perché era così stupefacente?
Quando uscì quel quartetto ci fu un’esplosione, era il gruppo più popolare. Chet era solo un ragazzino e di colpo divenne una superstar. Loro facevano musica nuova la scoprivano mentre la suonavano, come il pubblico, c’era una sinergia tra musicisti e ascoltatori.

Cosa manca oggi?
Manca quella novità. Manca la sorpresa. Quando Charlie Parker suonava al Birdland, negli anni Quaranta, la musica che faceva era nuova anche per lui, non solo per il pubblico. La stava inventando in quel momento. Oggi non c’è nessuno che possa fare un rivoluzione del genere: tutto è già stato fatto, dall’improvvisazione radicale, al silenzio. È avvenuto anche con le altre arti.
Dopo tanto jazz, lei si sorprende ancora suonando?
Fortunatamente sì. Accadrà proprio a Como, quando suonerò con Bearzatti e Guidi, due musicisti con cui ho avuto il piacere di suonare già in passato, ma non in questa formazione in cui Francesco prende il posto di Gianluca Petrella. Mi sono sorpreso anche suonando con la pianista giapponese Makiko Hirabayashi. Capisce la mia musica senza bisogno di spiegazioni, quasi telepaticamente. Il mio prossimo disco, perché io voglio incidere ancora dischi, e non ne vedo l’ora, sarà con lei.