Pearl Jam, la band da 65mila voci

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«Nel 1992 siamo venuti per la prima volta in Italia e questo fu il primo pezzo che suonammo quella sera», dice Vedder poco prima che i 65mila presenti agli I-Days di Rho venerdì scorso urlassero alle note introduttive di Release. Che i Pearl Jam abbiano un rapporto speciale con il nostro paese lo sanno tutti, la dichiarazione d’amore ufficiale arrivò nel 2006 in quello che fu un anno memorabile per i fan italiani perché la band fece, credo per la prima volta nella sua storia, ben cinque date di seguito nello stesso paese: Bologna, Milano, Torino, Verona e Pistoia. Da quel tour iniziai a seguirli anche io, anzi, ammetto di non esser stato precoce come frequentatore di concerti in generale e che effettivamente il mio primo concerto in assoluto fu proprio quello al Forum di Assago dodici anni fa. Un buon battesimo, a ben vedere.

Dicevamo… sono passate da poco le 21 e dopo la breve introduzione del cantante, partono le prime note di Release e il pubblico esplode. Non è la prima volta che riesco a sentirla dal vivo, ma l’effetto è sempre potente. A seguire uno dei pezzi semi acustici più belli e famosi del gruppo, nonché quello col titolo più lungo, Elderly woman behind the counter in a small town, e i tre brani portanti del loro disco del 1998, Yield. Eddie introduce Even flow dicendo «Non sono il miglior cantante al mondo, ma Milano tira fuori il meglio dei vice migliori cantanti al mondo. Stasera canteremo insieme, stasera siete nella band!», perché è notizia di pochi giorni prima, infatti, quella della cancellazione della data londinese alla O2 Arena perché – testuale – «Il cantante Eddie Vedder ha completamente perso la sua voce […] è la prima volta che ci succede di dover annullare un concerto per questo motivo». Notizia che ha fatto preoccupare tutti quelli con i biglietti per i giorni seguenti, me compreso. Durante l’esecuzione della prima parte di scaletta il cantante effettivamente fa fatica, ma il pubblico aiuta a sopperire un calo di voce che però nella seconda parte del concerto pare quasi del tutto essere un ricordo lontano.

Eddie Vedder

Eddie, poco prima delle note iniziali di Black, accenna a tutto l’affetto dei fan e a tutte le volte che si è sentito dire grazie per i motivi più disparati e, sapete cosa? È il quarto concerto dei Pearl Jam a cui ho la fortuna di assistere e il senso di comunione, l’empatia e la gioia e le sensazioni che provi a uno loro concerto è unica e costante. Di certo non saranno il gruppo migliore al mondo, ma di sicuro quello col pubblico più bello.

Purtroppo, rispetto agli standard a cui la band ha abituato il suo zoccolo duro di fan, l’esibizione è stata fin troppo breve, ma il motivo per cui ringrazio tantissimo Katia (la donna meravigliosa che mi ha procurato il biglietto all’ultimo secondo) è che convincendomi a essere fra quei 65mila mi ha permesso di vedere un concerto per metà inedito. La scaletta non è stata lunga, certo, ma di sicuro ha lasciato il segno perché metà dei brani eseguiti non avrei mai creduto di riuscire a sentirli finalmente dal vivo. Una serata stupenda, una live band immensa, una compagnia strepitosa. Un motivo in più per esser grato.

 

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