L’utopia americana di Byrne (e Eno) a Milano

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«Tu hai dei pensieri precisi, le idee che riesci a realizzare… e meravigli la gente con queste idee. E loro dicono una parola enorme: dicono “artista” e hanno ragione. “David Byrne’ è un artista”». Parola di Cheyenne, ovvero di Sean Penn, protagonista di This must be the place, un film che prende il titolo da un celebre brano dei Talking Heads. Parola di Paolo Sorrentino, quindi, ma è un parere assolutamente diffuso. David Byrne è un artista. Come pochi altri. Come Eno, come Sakamoto, come David Sylvian, come John Cale: tutti personaggi che, in un modo o nell’altro, si sono ritrovati a collaborare o a influenzarsi a vicenda. Scozzese trapiantato negli Usa da così tanti anni da far dimenticare le sue radici europee, ha sempre avuto un approccio personale, unico e, anche se deve la sua fama alla militanza nei Talking Heads, la vera testa pensante era la sua.

Brian Eno e David Byrne

Proprio quarant’anni fa avveniva l’incontro artistico con Brian Eno. Il primo frutto della coppia Byrne – Eno fu More songs about buildings and food e il risultato fu così eclatante da spingere l’orizzonte un po’ più in là con Fear of music e con il capolavoro Remain in light. Nel mezzo maturò un’altra idea, quella di un disco costruito sui campionamenti di fonti eterogenee. Il risultato, My life in the bush of ghosts: non era di immediata fruzione, sicuramente non era pop, ma era ricco di un fascino unico. Raggiunto l’apice, i due si separarono consensualmente. Si sono ritrovati dieci anni fa per Everything that happens will happen today, raccolta di canzoni nata da spunti musicali di Eno completati da Byrne nei testi e nel le melodie. Il nuovo American utopia, invece, è accreditato al solo David, per scelta consensuale, e ha un’origine simile, ma, come sempre, differente. Questa volta Eno ha creato solo i ritmi (a un certo punto arriverà a fornire l’aria dello studio di registrazione) lasciando a Byrne tutto il resto. David lo porterà in scena lunedì 16 luglio alle 21 al Teatro degli Arcimboldi di viale dell’Innovazione 20 a Milano.

Si tratta di uno spettacolo molto elaborato, descritto come il più ambizioso dell’artista dai tempi del tour di Stop making sense con quella vecchia band con cui, unico rammarico dei fan, lui non vuole avere più nulla a che fare (ma I Zimbra, Once in a lifetime, Burn under punches, Blind, Burning down the house e altri vecchi classici – tra cui proprio This must be the place – non mancano in scaletta). Biglietti da 92 a 55,70 euro.

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