Le Anime storte di Bobo Rondelli alla Salumeria

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Bobo Rondelli ha davvero tutte le carte in regole per essere un artista, e non solo perché la sua (pen)ultima opera interessava il recupero delle canzoni di Piero Ciampi, che quelle carte in regola aveva provveduto a metterle in fila. Non solo perché arriva pure lui dalla bella Livorno, come il poeta, come personalità forti, spiritate, diverse, ma uguali quanto possono esserlo Nada e Modì, Pietro Gori e Giorgio Caproni. Bobo, il magnifico Bobo, la sua arte la vive 24 ore al giorno anche se lui riderebbe di questa affermazione, prenderebbe la voce di Mastroianni e minimizzerebbe perché in fondo questo performer estroso, questo intrattenitore incontenibile, questo “bischero” amabilissimo è un timido ed è un animo sensibile, artistico, appunto. Così artista che, spesso, i suoi non sono concerti, ma arrembaggi al palcoscenico dove spezza la sacralità della performance non prendendo troppo sul serio ne se stesso ne le sue stesse canzoni o quelle di altri che si diverte a snocciolare memore della sua gavetta nelle bar band della bassa maremmana. Quando, però, arriva il momento di fare un disco, Rondelli si ricompone, raggruppa i brani che è andato scrivendo negli ultimi tempi e snocciola perle che vanno a comporre i suoi album e che ne fanno uno degli autori di canzoni più importanti, rilevanti, semplicemente bravi, in circolazione. E Anime storte non smentisce nessuna di queste premesse pure se si tratta del disco di Bobo Rondelli meno “alla Bobo Rondelli”. Cosa è successo? Dietro ai suoni c’è Andrea Appino – Zen Circus – e ascoltando Il testamento e Il grande raccordo animale, il dittico solistico del pisano si coglie qualche riferimento. Poi non va scordato il passato di Bobo, il delizioso pop degli Ottavo Padiglione (quanto era Housemartins Ho picchiato la testa?) né la passione di entrambi per gli arrangiamenti a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Tra i musicisti, oltre ad Appino, è della partita anche Francesco Pellegrini degli Zen Circus e non manca l’amico canadese Bocephus King, un’amicizia (e poi un sodalizio), nato a metà strada tra Livorno e Vancouver, tra Cantù e Pusiano.

Bobo intimista canta i Soli, l’Ammalarsi e illustra Cartoline di giornata, che chiosa «Però, boia de’, che palle», per non smentirsi. Commuove con Prima che, satireggia con Lo storto, riscopre la slow rumba con Il dolce imbroglio, è superpop (e superbo) in Sollievo animale, morriconiano nella strumentale Io ricordo quando l’amavo, quasi sperimentale nella biblica L’angelo. L’Andrea rampante ci piace immaginarla per Appino mentre Madre, con una digressione finale quasi prog, chiude un disco sempre molto personale. Volutamente si è tralasciata Su questo fiume, bellissima traduzione (e interpretazione) della classica By this river di Brian Eno e se uno può passare da Ciampi a Eno in un disco è perché… ha tutte le carte in regola per essere un artista.

Rondelli presenta Anime storte alla Salumeria della musica di Milano giovedì 18 gennaio alle 21.Con l’artista livornese sul palco Fabio Marchiori, Simone Padovani, Stive Lunardi, Valerio Fantozzi e Matteo Pastorelli. Biglietti a 20 euro.

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