La nuova orchestra di Cantù rende omaggio a Cimarosa

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Domenico Cimarosa (Ritratto inciso da Luigi Rados)

Un anno dopo essersi presentata al pubblico, l’orchestra da camera nata in seno alla Nuova Scuola di Musica di Cantù torna sul palcoscenico del Teatro San Teodoro per condividere con il pubblico la propria intitolazione definitiva, nel segno della storia della musica più importante e curiosa di Cantù. La quartina ritrovata in scena alle 21 sarà l’occasione per tornare a parlare del soggiorno fra musica, amore e una poesia finalmente completata di uno dei più grani compositori della storia del Settecento: Domenico Cimarosa, il cui nome ancor oggi è legato strettamente in ogni biografia e manuale musicologico a Cantù per il suo soggiorno nell’autunno 1784, ospite dei conti Pietrasanta, la sua liason musicale e di simpatia con la canturina Antonia Mazzucchelli e la vigilia alla prima di una delle oltre 90 opere da lui composte, l’Artaserse su libretto del Metastasio, andata in scena a Torino immediatamente dopo la partenza da Cantù.

Stefano Lamon

Stefano Lamon

L’Orchestra da camera Cimarosa contrappunterà lungo tutta la serata musiche del grande operista, dall’Ouverture dell’Artaserse ai Concerti per strumento solo e orchestra a una sorpresa finale che proietterà il pubblico direttamente in quell’autunno del 1784 grazie alla voce applaudita del giovane soprano comasco Carlotta Colombo, con la narrazione di Stefano Lamon: l’editorialista musicale de La Provincia indaga dai tempi del bicentenario cimarosiano sugli elementi musicali e storici che hanno fatto della presenza di Cimarosa a Cantù un vero e proprio caso, aggiungendo qualche particolare di recente rinvenimento che potrà aiutare i canturini a non perdere la memoria dell’ospite illustre e unire buon ascolto e curiosità con incursioni nella nascita ottocentesca di un mito e una catena libraria che è letta e conosciuta un po’ in tutto il mondo dagli specialisti, forse più che dai canturini.

Stefano Sergeant

L’Orchestra da Camera Cimarosa, che esattamente un anno fa aveva scelto Vivaldi per dimostrare l’intenzione di spaziare in repertori dalle formazioni più intime, quali il trio e il quartetto, ad altre di più ampio respiro come i Concerti per orchestra d’archi, ritorna con in testa i violini solisti di Giorgio Molteni e Stefano Sergeant (nella foto in alto). Direttore didattico della Nuova Scuola di Musica di Cantù, sostenitore del metodo didattico violinistico della violinista e violista ungherese Kato Havas, Molteni è attivo camerista con il proprio violino di Gaspare Lorenzini del 1767. Sergeant, dopo il diploma di violino nel 2007 al Conservatorio di musica di Como e il Biennio accademico nello stesso sempre con il massimo dei voti e la lode, ha studiato alla Jazeps Vitols Latvian Music Academy con Svolkovskis e alla Hochschule Luzern, ottenendo il Master of Arts in Performance Klassikcon Daniel Dodds.
Per il concerto narrato è previsto un biglietto a 10 / 8 euro.

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