In Officina apre la Schola Cantautorum: si parte dai genovesi

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Nei primi anni Settanta Ennio Melis chiama a sé un gruppo di baldi giovani trasudanti vena artistica e dà vita a un collettivo la cui raison d’etre è ricreare brani famosi del cantautorato italiano in chiave corale. Il progetto prende il nome di Schola Cantorum, che a voler poi risalire nella catena filologica è il nome con cui nel Medioevo si indicava un gruppo di persone, chierici o laici, che si prodigavano in canti gregoriani per accompagnare le liturgie.

Gino Paoli

Attingendo alla sua enci- clopedica conoscenza di cultura alta e bassa, il giornalista e critico Alessio Brunialti parte da qui per battezzare il suo corso Schola Cantautorum, un ciclo di lezioni che vuole seguire – volendo, completare – il percorso in sette tappe sulla storia del rock dagli anni Cinquanta a oggi che, prima dell’arrivo dell’estate, l’ha visto nei panni di insegnante per qualche mese. A voler scavare ancora di più, la musa Melis ha anche il merito di aver coniato il termine stesso di “cantautore”, insieme a Vincenzo Micocci, in occasione del lancio sul mercato di Gianni Meccia. In sostanza, il cerchio si chiude.

Umberto Bindi

L’aula è di nuovo l’Officina della Musica in via Giulini 14, Como e, ancora una volta, la trattazione degli argomenti è schematica: non più decadi ma scuole, dalla genovese, all’emiliana, alla romana di Venditti, De Gregori e Baglioni. Una puntata speciale sarà poi dedicata a Fabrizio De André, per ricordare i vent’anni dalla scomparsa del poeta.

Bruno Lauzi

Primo appuntamento mercoledì 10 ottobre alle 21 partendo dalla Genova di Gino Paoli, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Luigi Tenco (nella foto in alto), una carrellata di autori che peraltro genovesi non sono: «Tenco era piemontese, Paoli di Monfalcone, Lauzi era nato in Eritrea e via dicendo – commenta Brunialti – han finito per essere associati alla città perché è lì che si sono incontrati». Lezioni interattive e multimediali, fra aneddoti, documenti fotografici e intermezzi di musica dal vivo per dare ai digiuni un assaggio concreto della materia trattata. Come per ogni panoramica a tutto tondo che si rispetti, oltre all’ovvio focus sulla musica si dispenseranno pillole socioculturali, politiche ed economiche per meglio inquadrare il contesto in cui si inserivano gli artisti. Ancora una volta, ottima occasione per allargare i propri orizzonti musicali sfruttando una tecnica efficace ma ormai abbandonata nel dimenticatoio: il passaparola. Ingresso a 8 euro per i soci.

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