I viaggi veloci dei Volwo a Tremezzo

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All’Acqua Cheta di Tremezzo abbiamo assistito al concerto dei Volwo, progetto che coinvolge Paz De Fina (voce e chitarra), Roberto Romano (sax, loop e voce) ed Enzo Velotto (batteria). Il loro è un rock alternativo, dall’ampio respiro, che non fatica a spiccare nel panorama della musica indipendente italiana. È uscito lo scorso novembre per Viceversa Record il disco Dieci viaggi veloci. Ne abbiamo parlato con loro.

Dieci viaggi veloci vede la partecipazione di Luca Gemma, Paolo Benvegnù, Rachele Bastreghi (Baustelle) e Ylenia Lucisano. Come sono nate le collaborazioni?

Roberto Romano: La collaborazione nasce dalla fratellanza. Gli artisti presenti nel disco sono persone che conosciamo e che ci sono anche molto vicine. La partecipazione di Rachele Bastreghi è nata dalla mia collaborazione con i Baustelle, con Paolo Benvegnù abbiamo avuto molto a che fare, e con Luca Gemma suono tutt’ora.

Paz De Fina: Ylenia Lucisano (giovane cantautrice calabrese, ndr) è l’unica che nessuno di noi conosceva. Io ho avuto modo di incontrarla quasi un anno fa. Stiamo lavorando al suo nuovo disco, troviamo abbia una bellissima voce e l’abbiamo coinvolta.

Roberto Romano e Paz De Fina

Le collaborazioni contribuiscono a posizionare il vostro album in un certo ambiente della musica italiana. C’è una linea comune fra voi e questi artisti?

Certamente sì. Alla base c’è un’idea comune di pensare la musica in un certo modo, anche se ognuno di questi artisti segue un proprio indirizzo stilistico.

Parliamo dei contenuti del disco. Ci è sembrato di cogliere due temi principali: uno è quello del viaggio e delle migrazioni (M’arricordu e non mi scordu, Canto dell’emigrato in Francia 1903, La Didone abbandonata, Se ti sabir), l’altro vuole trattare un certo tipo di solitudine dell’uomo contemporaneo, che sia data dalla città o da particolari condizioni emotive (Milano immaginazione, Tutto l’oro, A debita distanza). Cosa ci dite a proposito di Milano immaginazione, primo singolo dell’album?

Milano immaginazione parla della solitudine propria delle città. Il testo recita «andata e ritorno sono un pendolare, su un’onda regolare». Parla di una persona vittima del proprio lavoro e che rischia di diventare pedina di una città che tutto ingloba: si è imposto un meccanismo di produzione che presuppone la velocità. Pensiamo a Metropolis di Fritz Lang o a Tempi moderni di Charlie Chaplin: sono film che denunciano benissimo il meccanismo della produzione di massa.

Enzo Velotto

Se ti sabir è una canzone in lingua franca, idioma diffusosi nei porti del Mediterraneo tra l’epoca delle crociate e tutto il XIX secolo. Era una “lingua europea”, ovvero una lingua ausiliaria che metteva in contatto commercianti di origine diversa. Con brani di questo tipo si vuole trasmettere un messaggio di apertura culturale?

La lingua franca è nata da una spinta a livello commerciale ma anche dalla necessità del capirsi a livello umano, dal riuscire a dialogare. Noi partiamo sempre dal voler raccontare delle storie. Il progetto non vuole avere un carattere descrittivo, ma rappresentare a livello fotografico. Abbiamo scoperto delle cose e abbiamo voluto metterle sul piatto. Talvolta la narrazione assume un carattere storico. Ad esempio il testo di Canto dell’Emigrato in Francia 1903 riprende una lettera che abbiamo trovato, che è stata veramente scritta. Volevamo raccontare di un mondo in cui noi emigravamo, c’era chi andava in America e riusciva a cambiare la sua vita, ma c’era anche chi non riusciva a svoltare. L’intento era quello di accendere un riflettore sull’altra faccia della medaglia della nostra storia: su chi, emigrando, non ce l’ha fatta.

Il progetto Volwo, oltre che inserirsi a pieno titolo nella scena alternativa italiana, sembra avere un respiro a carattere mediterraneo che emerge in brani come La cuccagna. È così? Quali sono le vostre influenze?

Paz De Fina: Assolutamente sì. Veniamo tutti da famiglie mediterranee, anche se io sono nato e vissuto a Milano in un certo contesto storico/musicale. Inizio ad ascoltare musica nella metà degli anni Settanta con gruppi come The Clash, Police e Talking Heads, e più avanti arrivano band come i Red Hot Chili Peppers. Vivo di quelle sonorità, da qui nasce la fusione fra i due mondi. Passiamo da sfumature rock a suoni più orientaleggianti. Non è stata un’operazione studiata a tavolino, fa tutto parte del nostro background. Possiamo ricondurci a una frase banalissima: sono quello che suono e suono quello che sono.

Vagabondi di tempi passati e presenti, immersi in galassie musicali vicine e lontane, il trio non fatica a coinvolgere il pubblico dell’Acqua Cheta: il concerto dei Volwo ci accompagna in un viaggio senza confini.

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