Grande successo per la Lunga notte del jazz

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Sabato 3 marzo, 60 musicisti sparsi in 5 diversi ambienti del Teatro Sociale di Como hanno dato il meglio di loro, per un evento senza precedenti. Si tratta della Lunga notte del jazz, una manifestazione ambiziosa, organizzata da Aslico con Como Lake Jazz Club e Music for Green, con la direzione artistica di Stefano Fagetti, dedicata ad Andrea Cavalcanti, giornalista de La Provincia prematuramente scomparso.

Como Lake Jazz Club Big Band al debutto

Apertura col botto alle 19 col debutto della Como Lake Jazz Club Big Band, condotta da Valentina Mazzolenti sotto la direzione artistica di Roberto Quadroni e Gianni Dolci, che scalda i presenti in vista del picco della serata: l’esibizione del trombettista italiano di fama internazionale Enrico Rava sul palco del Teatro, insieme al duo Soupstar.

La direzione della Big Band è affidata a Valentina Mazzolenti, anche eccellente cantante

Alle 20.30 i tre musicisti fanno la loro comparsa. Inizio senza convenevoli segnato dal pianoforte di Giovanni Guidi, cui subito fanno coda il sax tenore di Francesco Bearzatti e il flicorno di Rava. Ritmo spedito cui si alternano momenti di solo, in cui un membro prende il sopravvento e gli altri si fermano in assorta contemplazione, temporaneamente svuotati.

Enrico Rava, Giovanni Guidi e Francesco Bearzatti sul palco principale

Momento a effetto quando Guidi si lancia a pizzicare le corde del pianoforte per poi abbandonarsi a ritmi isterici sulla tastiera. Alla fine si contano sulle dita di una mano i secondi di vuoto nel corso dell’esibizione.

Guidi e Rava contemplano Bearzatti, lanciato in un solo

Nessun intermezzo parlato, pause ridotte al minimo, un’ora e mezza religiosamente dedicata alla musica.

Per l’encore switch di Guidi verso la pianola elettrica, per poi passare a una chiusura soft con una Over the rainbow lenta ed emozionale, a luci accese. L’energia passa a tutti: nel pubblico qualche bambino tenta di mimare i gesti dei musicisti e molte teste si muovono a tempo.

Marco Castiglioni Blam Jazz Quartet nel foyer: Beppe Pini, Marco Castiglioni, Andrea Balgera e Luciano Zadro  Beppe Pini

Arriva il momento dell’endless jazz, l’intera struttura si riempie di note e suggestioni. Il tempo di evacuare la sala principale e il foyer è già occupato dal Marco Castiglioni Blam Jazz Quartet.

Manzoni – Emmanuele Quartet in sala Canonica: Giuseppe Emmanuele, Tito Mangialajo Rantzer, Francesco Manzoni e Nicola Stranieri

Inoltrandosi per uno stretto corridoio si arriva alla sala Canonica, affollata di un pubblico che si prodiga in applausi a metà esibizione per il Manzoni-Emmanuele Quartet. Proseguendo, il cambio d’atmosfera si fa sentire con particolare forza una volta raggiunto il sottopalco, dove in un ambiente simil-cripta il vociare dei numerosi astanti e lo scricchiolìo della ghiaia sotto i piedi fanno da sfondo sonoro alla chitarra del trio di Donato Matola prima e poi ai vocalizzi di Sabrina Olivieri, accompagnata da un compatto quintetto che propone un omaggio al padrino spirituale Miles Davis e inserisce nel repertorio suadenti canzoni brasiliane.

Donato Matola Trio nel sottopalco: Donato Matola, Alex Carreri e Giorgio Di Tullio

Si cambia continente salendo verso la Sala Danza, dove lo Stringology Trio crea un’atmosfera parigina con brani dell’iconica Edith Piaf, complice anche il romantico violino di Giulia Larghi mentre Isabella Tosca con l’O’ Pato Quartet sposta lo sguardo sul Brasile.

O’ Pato Quartet in sala danza: Pier Luigi Salvadeo, Isabella Tosca, Bruno Sensale e Maurizio Aliffi

Spazio anche ai giovanissimi, come i Five Quarters, macroband di 9 componenti in larga parte liceali. Il mostro da palcoscenico Tommaso Imperiali, alla chitarra, presenta i suoi colleghi e introduce i brani, che si alternano fra cover ed estratti inediti del loro primo EP Early to go home, in uscita settimana prossima. Il loro entusiasmo contagia i presenti che dopo qualche titubanza si lasciano andare e chiudono ballando la serata, presi dall’inarrestabile ondata rock’n’roll di Johnny B. Goode.

Enrico Rava

In un’intervista di pochi giorni fa, analizzando lucidamente la scena jazz contemporanea, Rava lamentava la sua sostanziale «mancanza di novità e di sorpresa». Forse la creazione di format inediti, quale quello ospitato dal nostro Teatro, potrebbe essere il primo passo per andare oltre questo stallo e mettere le basi per una nuova, piccola rivoluzione.

(Foto di Carlo Pozzoni)

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