Giovanardi canta La mia generazione a Tremezzo

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Qualcuno deve chiedere scusa a Mauro Ermanno Giovanardi. Punto di riferimento della scena indipendente milanese fin dai tempi dei Carnival Of Fools, voce inconfondibile dei La Crus, ora apprezzatissimo solista, ha pubblicato un nuovo album, come sempre degno di tutte le attenzioni. La mia generazione (il titolo è anche un omaggio allo storico inno targato The Who) è un viaggio in un’epoca, quella degli anni Novanta in cui l’artista milanese è cresciuto. Quindi brani di Afterhours (Non è per sempre) e Subsonica (Lasciati), Marlene Kuntz (Lieve) e Massimo Volume (Il primo Dio), C.S.I. (Forma e sostanza) e Üstmamò Baby dull con ospiti come Manuel Agnelli (in Huomini dei Ritmo Tribale) e Samuel Romano (Cieli neri dei Bluvertigo). Insomma, tutte le carte in regola per essere un nuovo capitolo del bel percorso solistico di un cantante che ha sempre qualcosa di interessante da dire, sia che scriva o che interpreti e sarà un piacere, mercoledì 1° agosto alle 21.30, ascoltare queste e altre perle al parco Olivelli di Tremezzo, per la rassegna Symposion voluta dal lounge bar Acqua Cheta con il supporto del Comune di Tremezzina e di Chiarella.

Un album, anche, che era ovviamente da candidare al Premio Tenco come miglior disco da interprete, ma c’è stato un pasticciaccio brutto – non c’è un altro modo di dirlo – per cui il disco è stato inserito nella sezione sbagliata e, poi, a votazioni fatte, sostanzialmente eliminato senza troppi complimenti, soprattutto senza un’assunzione di responsabilità né alcun tentativo di rimediare all’accaduto. Giovanardi è stato (perché è) un signore e si è limitato a una laconica, amara considerazione sui social: di targhe Tenco ne ha già diverse (tra cui una come proprio come migliore interprete per Maledetto colui che è solo e anche una per il miglior album in assoluto con l’eccellente Il mio stile) e, forse, non vorrebbe neppure rimarcare l’accaduto perché si commenta da sé, ma è giusto sottolineare che, nel piccolo mondo della canzone d’autore, in un momento di profonda emergenza culturale di un Paese dove sta passando l’equazione dell’artista come di un parassita senza alcun merito, riusciamo anche a farci del male da soli. Per fortuna ci sono i concerti, ci sono spazi come questo, fantastico, in uno dei punti più incantevoli del lago, c’è chi rischia e investe, e chi ci mette la faccia, la gola e il cuore, come Giovanardi.

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