Gatto Panceri a Mirabello per un album da Pelle d’oca e lividi

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«Vorrei essere un portatore di gioia, mi è sempre piaciuto appartenere alla gente, al mio pubblico. Sono convinto che il vero valore una canzone lo prende negli anni, perché è il tempo che ne determina la qualità». Con queste parole il cantautore e compositore Gatto Panceri si è raccontato sabato mattina ai microfoni della postazione di Radio Cantù, allestita all’interno del Centro Commerciale Mirabello, presentando, davanti a un pubblico entusiasta, la sua nuova fatica discografica, Pelle d’oca e lividi, uscita lo scorso maggio e pubblicata dall’etichetta Hit Rainbow di Athos Poma e Roby Facchinetti dei Pooh.

Com’è nata la collaborazione con Facchinetti?

Quando ho finito di produrre questo disco ho fatto il giro delle major, e molte di loro mi hanno detto che, sebbene il disco fosse bellissimo, non era il tipo di musica cantautorale che piace oggi al pubblico. Facchinetti, invece, ha da subito apprezzato il mio lavoro, perchè è uno che non ha fretta, che non ne fa una questione di numeri ma di qualità e di soddisfazioni sulla lunga distanza.

Nel disco sono contenute 19 tracce, con ben sedici inediti e tre brani riarrangiati. Sei consapevole che questa è una scelta in assoluta controtendenza rispetto all’attuale scena musicale?

È una scelta assolutamente voluta, perché ci sono due modi di fare il musicista: seguire le mode o essere in controtendenza. De André, Battiato e Battisti erano in controtendenza, e io preferisco ispirarmi a loro. C’è ancora un pubblico che ha voglia di ascoltare delle canzoni suonate con strumenti veri e dai testi magari più profondi, ma io non faccio musica per gli altri, la faccio per me, anche se sono contento se quello che scrivo piace alla gente.

Il disco ti vede nella molteplice veste di autore, compositore e produttore. Come mai hai deciso di ricoprire tutti questi ruoli da solo?

Dopo undici album e trent’anni di carriera ho pensato che fosse giunto il momento di godere di questa libertà, sperimentando la totale autonomia all’interno del mio studio di registrazione. Ci ho messo sicuramente più tempo, però il tempo è relativo, perché di un disco quello che conta è l’istante in cui premi “play”. Quando ascolto una canzone non mi chiedo mai quanto tempo ci hanno messo a farla, valuto semplicemente se mi piace o meno. All’atto esecutivo, però, è bene ricordare che non ho suonato tutto da solo, in molti brani del disco sono presenti interventi di diversi musicisti di grande bravura.

Che tipo di messaggio intendi trasmettere al pubblico con queste nuove canzoni?

Io non ho mai voluto lanciare messaggi, in realtà. Quello che vorrei fare è emozionare, far pensare, creare suggestioni. Considero la mia una musica “emozionale”, perché è vera e appartiene a tutti, suonata come forse oggi non va più di moda. È raro trovare, in molta della produzione discografica contemporanea, una bella frase di chitarra o un arpeggio, c’è poca attenzione al dettaglio, cosa che invece per me è fondamentale. Penso che nelle radio o negli stereo di molte persone ci sia ancora spazio per la mia musica.

Come sta oggi il cantautorato italiano?

Ci sono segni di ripresa proprio da parte del cantautorato indie, ad esempio nella produzione di artisti come Coez e Calcutta. Mi fa piacere, perché dai talent spesso escono solo interpreti, belle voci che cantano solo cose scritte da altri, mentre io apprezzo quelli che magari non hanno una voce straordinaria ma cantano le loro cose, mantenendo vivo il cordone ombelicale con la verità ed esprimendo quello che sentono e vivono.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A dicembre partirò con un tour teatrale insieme alla band e prossimamente pubblicherò la mia autobiografia intitolata Vite da Gatto, che si discosta, però, dal canone di questo genere letterario. È un libro a cui tengo moltissimo, composto da 50 storie che non rispettano un ordine cronologico ma raccontano di come la vita a volte possa rinnovarsi e cambiare, e sono convinto che possa piacere anche a chi non sa nemmeno chi sia, questo ragazzo che si fa chiamare Gatto Panceri.

 

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