Ecco Ernia, il Faber del rap

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«Ma non ti ricorda un po’ De André?». Lo dicono a bassa voce, gli esperti di musica, per paura di essere additati come eretici. Però, sì, Ernia nel nuovo disco 68, uscito in questi giorni, ricorda un po’ De André, almeno in una canzone, Un pazzo. Ma quando glielo fanno notare, Matteo Professione, in arte Ernia, lui mette subito le mani avanti: «No dai, non sono il nuovo De André, solo in quel brano, mi sono ispirato a lui. È una ballata. Questo album ha più generi, anche i testi, ci sono quelli più da arrogante, quelli più riflessivi. E poi i miei idoli sono i Club Dogo, Marracash. Guè Pequeno. Io mi sono sempre ispirato a loro. Anche se ascolto di tutto, anche Sfera, per me è bravo e resterà a differenza degli altri che lo copiano».

Erede di De André o meno, Ernia, è un rapper atipico. Quando uscì come Uccidere un usignolo venne presentato come il rapper che cita Baudelaire. «Anche quello non me lo meritavo», ride. Di sicuro non si limita a cantare i temi preferiti dai giovani, le ragazze, le sigarette, il divertimento, ma entra spesso nella politica , dalla Lega allo ius soli agli anti vaccinisti. «Mi piace mettere i messaggi nelle mie canzoni soprattutto in quelle più leggere che ai 14-15enni piacciono di sicuro. Così le ascoltano. Poi possono fare quello che vogliono ma il mio messaggio l’ho mandato».

Orecchini ad anello ai lobi, capelli lunghi lisci e non rasati o colorati, come vanno di moda ora, abbigliamento casual e non con stratificazione di griffe ostentate (altra tendenza del momento), zero tatuaggi almeno in apparenza. Ernia ha l’aspetto di un cantante degli anni Sessanta, tipo Baglioni giovane. E alle ragazzine piace da impazzire. Sono loro che l’hanno fatto diventare famoso facendogli fare un record di ascolti, prima ancora che le major e le radio si accorgessero di lui. «I ragazzi non ascoltano le radio, pescano da Spotify quello che gli piace. A dir la verità faccio anch’io così, pesco qua e là. Però mi piace l’idea di fare un disco intero da ascoltare dall’inizio alla fine anche se mi piacerebbe tantissimo che almeno una delle mie canzoni andasse in radio. Invece mandano in onda ancora poco rap. Ma adesso è il momento del rap, chi faceva rap una volta era in un angolo, adesso è in cima alle classifiche».

Il disco si chiama 68 perchè era il bus che passava da casa sua, in periferia. E diventare un cantante famoso, dopo aver fatto la trafila della gavetta con mille lavori dal commesso alla guardia giurata, è stata una rivoluzione come il Sessantotto. «Prima di fare questo album avevo molta paura e infatti c’è anche una canzone che si chiama così. Avevo paura di non farcela e invece poi quando l’ho finito mi sono rilassato». C’è un altro brano, bellissimo, che si chiama Paranoia mia che ricorda quei momenti. Ma Ernia ora è in forma perfetta ed è pronto ad affrontare il giro di instore che lo aspetta (il 20 settembre sarà a Como da Frigerio Dischi) al quale seguiranno i live. «Io a volte ho paura che tutto questo finirà ma poi vedo che pian piano viene sempre pià gente ad ascoltarmi, non solo ragazzini, e poi cantano e saltano. E da lì capisco che sono lì per me e per le mie canzoni».

 

Allergico ai video e a singoli, appare però nel video di Acqua calda e limone con un altro rapper, Rkomi. Nel suo album ha solo una canzone con la partecipazione di un altro rapper, Bro, con Tedua. «Abitavamo uno di fronte all’altro, era un feat chiamato». E infatti la canzone celebra l’amicizia. «Io sono famoso per i contenuti – dice ridendo -ma ho fatto anche canzoni leggere perchè alla fine vogliono tutti i contenuti, ma poi ascoltano le canzoni che li fanno divertire no? Da che mondo e mondo è sempre stato così».

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