Cristiano Godano dai Marlene Kuntz al futuro a Tremezzo

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Per usare una metafora calcistica tanto cara ai nostalgici, è stato un po’ come vedere palleggiare il Maradona dei tempi che furono nel cortile sotto casa. La stessa emozione è quella che ha provato il pubblico che, lo scorso sabato sera, ha affollato l’Acqua Cheta di Tremezzo per Le Parole e musica di Cristiano Godano, straordinario frontman dei Marlene Kuntz, intervistato dal giornalista ed esperto critico musicale Alessio Brunialti.

Alessio Brunialti e Cristiano Godano

Un viaggio incredibile, quello disegnato dall’artista cuneese, a partire dagli esordi, dalla famosa “scintilla” che ha dato il via alla sua fulgida carriera artistica. «La mia fascinazione per il rock è nata intorno ai 16/17 anni, ma l’idea di fare musica e fondare un gruppo è arrivata un paio di anni dopo e, da quel momento, suonare e comporre sono diventate le mie ragioni di vita. Mettere insieme un gruppo a quei tempi e in una cittadina come Fossano non è stato facile, perché intorno a noi non c’era nessuno che suonava o aveva una band, non c’erano precedenti a cui potersi ispirare».

Uno spunto, quello del Godano adolescente, che ha portato a un’inevitabile domanda sul presente, sul rapporto odierno dei ragazzi con il rock. «Oggi qualcosa è cambiato, le chitarre non sono più lo strumento capace di far volare la fantasia dei ragazzi, e mio figlio è il mio primo parametro di riferimento. La cosa non mi dispiace, perché tutto è musica, e bisogna imparare a volare un po’ più alto dei campanilismi. Questa sera, ad esempio, lui è al concerto di Salmo, artista che io apprezzo e che nel suo brano Il cielo nella stanza cita la nostra La canzone che scrivo per te, sia sul disco che dal vivo. Io non so come mio figlio inquadri i Marlene Kuntz, ma sono grato a Salmo per averglieli fatti apprezzare».

Non solo parole, in una serata assolutamente magica e indimenticabile, ma anche le canzoni, proposte in un’inedita versione voce e chitarra acustica, che hanno incantato i moltissimi presenti, da Nuotando nell’aria alla suggestiva The needle and the damage done, brano del 1972 di Neil Young, uno degli artisti di riferimento del musicista, da Ti giro intorno a Lieve, da Notte a L’artista, da Musa a una sentita interpretazione del canto popolare Bella ciao.

«In tutti questi anni ho capito cosa fa la differenza: la voce. I Nirvana sono entrati nella leggenda perché avevano un certo Kurt Cobain, capace di comporre melodie fantastiche, i Soundgarden, nonostante i loro pezzi a tratti ostici, sono esseri mitologici perché a cantare era Chris Cornell. Consapevole di questo, sento il peso di questa responsabilità, soprattutto durante i tour, nei confronti di chi ci segue e viene ai nostri concerti».

In chiusura, due parole sul futuro. «I Marlene Kuntz godono di ottima salute, ma cominciano a piacermi anche serate come queste. Inizierò a scrivere anche qualcosa di mio, perché mi sembra ingiusto suonare i pezzi dei Marlene da solo».

 

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