Con Mr. Punch rivive il mito dei Marillion di Fish

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I Marillion di Fish rivivono grazie al superbo tributo del gruppo Mr. Punch, sabato 13 gennaio alle 21:30 alla Casa di Alex Etxea di Milano in via Moncalieri 5, tra gli eventi più attesi di un 2018 che sarà ricco di soddisfazioni per gli amanti del rock progressivo. I molti fan della formazione britannica nostalgici degli anni in cui vi militava il cantante scozzese troveranno appagamento grazie a questi cinque professionisti che dal 2015 hanno deciso di colmare un vuoto, riproponendo le emozioni che un frontman come Fish – nome d’arte di Derek William Dick – sapeva infondere, quale perfetta ciliegina sulla torta musicale servita dal chitarrista Steve Rothery, dal tastierista Mark Kelly, dal bassista Pete Trewavas e dai batteristi Mick Pointer prima e Ian Mosley poi.

I Marillion con Fish

Il periodo in questione va dall’82 all’88: in quegli anni i Marillion pubblicavano rispettivamente un ep che include Grendel e l’altro classico Market square heroes, poi l’esordio Script for a jester’s tear nel 1983, l’album di He knows you know e Forgotten sons, quindi Fugazi (’84), quello con Assassing e She chameleon, e Misplaced childhood (’85), il disco di Kayleigh e del successo mondiale, Italia inclusa, concludendo con l’ottimo Clutching at straws dell’87. In pratica la summa del suono marillioniano che è un po’ la storia del new-progressive. A tutto ciò vanno aggiunti due dischi dal vivo e un’antologia che include pure i tre brani dell’ep originario.

I Marillion con H (Steve Hogarth)

Nel 1988, trent’anni fa, i Marillion con Fish alla voce suonarono per l’ultima volta anche in Italia; in autunno Fish lasciò, rimpiazzato dopo un po’ dal degno ma artisticamente opposto Steve Hogarth: da allora parecchi nuovi album ma una storia musicale ben diversa, con il repertorio originario con il “pesce” gradualmente abbandonato. Dal periodo “fishiano” i Mr. Punch pescano – si perdoni il gioco di parole – vari classici di sicuro gradimento. Qualche fan addirittura pretende i primissimi brani inediti usciti solo su demo: «Ci stiamo lavorando», spiega il cantante Alessandro Corvaglia. Ai molti che criticano il proliferare di tribute band in giro per i locali a rifare più o meno bene musica creata da altri bisognerebbe rispondere: dipende da cosa si tributa. Se è un dato di fatto che circolino improbabili cloni di celebrità commerciali, irritanti quanto gli originali, oppure, quando a esser tributate sono le band storiche del rock, la trovata si inflaziona in fretta (si pensi solo alla quantità di tributi ai Pink Floyd), come ormai anche nel microcosmo progressivo v’è chi propina cover trite e ritrite sempre dagli stessi mostri sacri, va altresì considerato che i tributi più legittimi sono per logica quelli a gruppi o incarnazioni dei suddetti non più esistenti.

Mr. Punch: Guglielmo Mariotti Pirovano, Roberto Leoni, Alessandro Corvaglia, Daniele Fuligni e Marcella Arganese

Ci sta benissimo, quindi, una formazione come i Mr. Punch, che non plagia certo una band commerciale ma rievoca un movimento grazie al quale il rock progressivo è sopravvissuto sino ad oggi. Le doti umane oltre che sonore dei singoli elementi sono un gradito valore aggiunto alla qualità della proposta. Alessandro Corvaglia, livornese di origini salentine, da lungo tempo residente a Genova, è cantante in molti progetti di Fabio Zuffanti (lo Steven Wilson italiano) tra i quali La Maschera di Cera, che gli ha dato grande notorietà nel giro progressive internazionale; ha militato nel Real Dream, tribute band genesisiana e in numerose altre formazioni, supplendo infine all’illustre ruolo di frontman degli storici Delirium con i quali si è giunto sino in Giappone, meritato suggello a una carriera tuttora in crescita. Guglielmo Mariotti Pirovano, bassista, è uno dei due fondatori dei Mr. Punch; romano residente a Lecco, già membro delle band Taproban, La Bocca della Verità, Avenoth e Fufluns, è veterano dei tributi di qualità dai King Crimson a Emerson Lake & Palmer ai Genesis; liutaio provetto, promuove e suona una pletora di strumenti da lui costruiti. La chitarrista Marcella Arganese, anch’ella romana residente in Lombardia, è artefice del monicker Mr. Punch ispirandosi a un fumetto di Neil Gaiman, derivato a sua volta dai burattini tradizionali britannici Punch & Judy che tra l’altro danno proprio il titolo a un brano dei Marillion. Cresciuta con i miti di Jimmy Page e Steve Hackett, Marcella ne ricalca egregiamente stili e a postura. Suona in Shylock e Ubi Maior ed è attiva in progetti di musicoterapia. Alla batteria il varesino Roberto Leoni, che appare nell’esordio discografico dei The Watch, e alle tastiere Daniele Fuligni, primattore nel gruppo romano La Fabbrica dell’Assoluto.

I Mr. Punch contribuiscono a tener viva la memoria di certa musica divulgandola alle generazioni più giovani. Se affermare che l’importanza dei classici rock prescinde ormai dai gruppi originari che li han creati potrebbe sembrare esagerato, un fatto recente che riguarda i Mr. Punch prova che non lo è. Lo scorso anno i cinque amici, forti dell’esperienza maturata sui palchi nel Nord Europa (Svizzera tedesca, Germania, Paesi Bassi eccetera) sono partiti alla conquista del Regno Unito fino in Scozia, la terra natìa di Fish, ove nei teatri, nei locali live e anche nei pub hanno riscontrato calorosi apprezzamenti alla loro bravura nel riproporre suoni albionici, sentendosi quasi casa loro nonostante le loro origini. Al pubblico britannico non è importato che i Marillion di una volta non ci siano più, ma solo dell’atmosfera e dei loro brani immortali ricreata dal calore musicale dei nostri cinque, e quando c’è il calore, c’è tutto.

Info 333796.88.61, www.alexetxea.it.

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