Con Lenny Zakatek & Skeye rivive il mito dell’Alan Parsons Project

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Un esordio sfolgorante come quello dello scorso giugno non poteva non avere seguito, e fu così che Massimo Numa, chitarrista, i suoi Skeye e il cantante Lenny Zakatek, bissano il tributo di lusso all’Alan Parsons Project, di nuovo a Bergamo, in concerto giovedì 1° novembre alle 21 al Teatro Creberg di via Pizzo della Presolana. Stavolta anche per un’ottima causa: i proventi dello show verranno devoluti all’associazione orobica Amici del MoyaMoya Onlus, che si occupa di ricerca, cura e tutela dei pazienti affetti dalla sindrome di Moyamoya, malattia rara, ma terribile che accomuna i sintomi dell’ictus cerebrale con quelli della sclerosi laterale amiotrofica.


Dopo la già superba prova data all’inizio dell’estate, la formazione voluta da Numa è oggi ancora più affiatata, tant’è che il nome esatto è diventato Lenny Zakatek & Skeye dal momento che il celebre vocalist ne è ormai un membro fisso, interpretando quasi tutti i classici del repertorio parsonsiano, ventiquattro dei quali presto immortalati su Cd. Honouring the music of Alan Parsons & Eric Woolfson per rock band, orchestra sinfonica e coro offre nel frattempo un’altra occasione per godersi dal vivo le cavalcate strumentali, le hit accattivanti e le ballate romantico-fantascientifiche che hanno reso il Project indimenticabile.

Metà anni Settanta: il tecnico del suono Alan Parsons già vanta un lussureggiante curriculum di collaborazioni eccellenti con grandi nomi del rock, su tutti i Pink Floyd di The dark side of the moon per cui, oltre che per i suoi dischi, è ancora ricordato dai più (un altro frequente errore commesso da una buona fetta di pubblico e critica, assieme alla storpiatura del cognome in “Parson” o “Parson’s”, è quello di crederlo produttore del titolato capolavoro, in realtà autoprodotto dagli stessi Floyd con Alan solamente ingegnere di studio). Unendosi artisticamente al compositore, polistrumentista e cantante Eric Woolfson – sua la voce nell’hit Eye in the sky – il nostro pubblica dal 1976 al 1990 undici 33 giri utilizzando vari collaboratori sia fissi che occasionali, in particolar modo più di un cantante per disco che si alterna di brano in brano, più abbondanti pezzi strumentali; caratteristiche che, assieme al tema unico per ogni album e all’assoluta mancanza di esibizioni dal vivo saranno i segni distintivi del gruppo.

Alan Parsons e Eric Woolfson negli anni Ottanta

Tra i summenzionati cantanti c’era appunto Zakatek, britannico di origini indiane il cui particolarissimo timbro soul lo ha reso tra i più popolari e inconfondibili protagonisti del “progetto”: si pensi alla hit Games people play e non solo. Separate le strade con Woolfson (quest’ultimo, già autore di gran parte del materiale parsonsiano, proseguirà con altre apprezzate opere rock fino alla scomparsa nel 2009, tutt’ora compianto dai fans) nel 1993 Alan inizia a pubblicare a proprio nome e la formula non cambia: tema unico, interpreti diversi e pezzi strumentali, anche se la mancanza di Eric è evidente. Più o meno contemporanea la decisione allora clamorosa di incominciare anche i concerti. In Italia Parsons ci è venuto nel 1998, nel 2004, anno dell’ultimo disco ufficiale finora pubblicato, e nel 2015.

Oggi Massimo Numa, session man dal curriculum altrettanto prestigioso costellato di celebrità anglosassoni e italiane, concretizza il sogno di omaggiare dal vivo uno dei propri idoli offrendo al pubblico rinnovate emozioni con il fondamentale aiuto del collega chitarrista negli Skeye Paolo Filippi, produttore ed eminenza grigia nella gestione musicale e, ovviamente, di Lenny. Alan “The Man” nel frattempo sta in California da tempo, ha rimpiazzato i suoi storici collaboratori inglesi con volti nuovi con cui suona, si diverte e ha successo, ma il suo illustre fan italiano riesce forse a fare di più, mantenendo e rispettando, non solo per la presenza di un cantante così iconico come Lenny, quei dettagli che hanno reso la musica del Project così magica, sfumature che la nuova band dell’Alan originale ha un po’ perso per strada in virtù di un’fm rock a tratti troppo americaneggiane.

Il suono degli Skeye (nome coniato unendo “sky” ed “eye”) suscita l’approvazione di Francesco Ferrua, maggior “parsonsologo” italiano, autore del libro L’occhio nel cielo e pure artefice della profonda amicizia tra Numa e Zakatek, avendoli fatti incontrare vari anni fa, e di Alessandro Alec Cospite, cantante e responsabile del principale gruppo Facebook italiano sul Project, quali saranno entrambi presenti a Bergamo. Negli Skeye militano, oltre a Lenny, Massimo e Paolo, Sergio Pescara alla batteria, Dario Toma al basso, Stefano Cisotto e Roberto Acciuffi alle tastiere, e Pasquale Brolis al sax. Ad accompagnare la band saranno ancora l’Orchestra Gianandrea Gavazzeni e il coro operistico diretti dal maestro Antonio Brena. Infoline: 035343434.

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