Cantiere opera: parla Francesco Micheli, rileggendo Puccini e Rossini con Elio

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Un artista a tutto tondo e anticonvenzionale come Elio. Un regista “malato di melodramma” che ha fatto della divulgazione creativa dell’opera una delle proprie ragioni di vita come Francesco Micheli. Cosa può nascere, da un incontro così fecondo, se non uno spettacolo coinvolgente, divertente e utile come il Cantiere opera che arriva venerdì 23 febbraio al Cinema Teatro di Chiasso e sabato 24 al Teatro Sociale di Como? Micheli è assolutamente entusiasta e convinto delle puntate dedicate a Puccini a Rossini che Chiasso e Como hanno scelto fra le cinque della serie.

«È una delle cose più belle che mi sono successe in questi ultimi anni, dove la casualità – che di solito ha un peso negativo – ha fatto il miracolo. Con Elio ci si incrociava da tempo per progetti in cui io dovevo fare il regista e lui il regista in opere contemporanee. Così doveva essere anche nel febbraio del 2016 al Teatro alla Pergola di Firenze: ritardi produttivi, la fatica di trovare uno spazio a un’opera contemporanea anche con un nome come quello di Elio, il bisogno di occupare delle date si sono mescolati al lavoro divulgativo in DVD che lui stava creando e al mio essere “malato di melodramma” da sempre, la mia folle convinzione che l’opera sia un bene preziosissimo che tutti devono conoscere, un amore contagioso che non lascia indifferenti. Da lì, ognuno ha messo le proprie esperienze: Elio le sue canzoni, io film, testi letterari, i fatti di cronaca che mi hanno fatto scoprire l’opera o che l’opera m’ha fatto scoprire (Puccini e la cultura americana, per fare un esempio). Notti e giorni di prove, un’improvvisazione quasi jazzistica per saper reagire all’incertezza sui materiali preparati fra cui fondamentale l’interazione con il pubblico hanno visto nascere questo happening di Cantiere Opera che ci portiamo dietro da un anno».

Francesco Micheli e Elio nel Cantiere (foto di Filippo Manzini)

Della geniale follia di Francesco Micheli, a Como siamo felicemente consapevoli: in un’avventura come Cantiere opera Elio quanto fa il professionista e quanto lo stravagante?
Una delle cose che ho imparato da lui è la grande professionalità in scena succede una roba in cui io sono me stesso lui entra in modo giocoso nei suoi personaggi ma presto lui fa l’uomo, grande musicista, star in modo da far sentire l’immedesimazione come totale. Ti sembra veramente di essere a fianco di Rossini buongustaio, che ti manda a quel paese, che si appassiona per il lavoro… Ogni volta che a fine spettacolo si abbassa il sipario io ci rimango veramente male! Un processo di transfet che crediamo passi anche sul pubblico.
Che pubblico vi aspettate?
Il più vario, perché Cantiere opera è un progetto pensato dai bimbi ai melomani incalliti. Con motivi diversi. Il pubblico di riferimento è quello che non ne sa molto, tendenzialmente dalle giovani generazioni a molti adulti che non vivono proprio di pane e opera… Mi fa molto piacere vedere anche i melomani che vengono volentieri perché Cantiere opera aiuta a smontare il mostro sacro, a ammorbidire certo atteggiamento religioso degli amanti dell’opera più rigorosi.
In scena un soprano – Marika Franchino per Puccini e Laura Macrì per Rossini, e un pianista, Simone Soldati. Bastano all’alchimia complessiva dello spettacolo?
Avanzano! È la ricetta dell’opera stessa: prendi delle parole, musicale, dalle a un interprete che parlerà in prima persona spacciandosi per qualcun altro, accompagnalo con un mondo di suoni e mettilo a dialogare con altro. Si sentono parole di Balzac, si vedono immagini di Kubrick, si attraversano fatti storici. Un viaggio totale e mai uguale, nel quale il pubblico è protagonista e chiamato a interagire, cantare, condividere.

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