Cantiere opera: largo al factotum Elio

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«Rossini? Tutti lo immaginano come un vecchio signore appesantito dagli anni e invece, quando ha scritto il suo più grande capolavoro (Il barbiere di Siviglia, ndr) era più giovane di Fedez. Bellini? Un genio bello e dannato che mi ricorda Jimi Hendrix! E potremmo continuare di questo passo, perché, dovete credermi, l’opera non è cosa da vecchi. L’opera è rock!». No, non state ascoltando le parole di un professore di musica o di un incallito melomane. A lanciarsi in un omaggio appassionato e caloroso verso il melodramma è nientemeno che Elio (delle Storie Tese), al secolo Stefano Belisari, musicista eclettico e anticonvenzionale, frontman di una delle band più atipiche e amate dal pubblico degli ultimi decenni. Reduce da Sanremo, dove ha ufficializzato lo scioglimento del gruppo e l’Arrivedorci al pubblico, lo vedremo sabato 24 febbraio al Teatro Sociale di Como dopo una tappa a Chiasso con due diverse “puntate” dello spettacolo Cantiere opera. Sarà in scena con Francesco Micheli, che dello spettacolo è ideatore, autore e regista.


Elio, il salto dalla musica delle Storie Tese al melodramma non è breve. Come e perché ha deciso di compierlo?
Ho riscoperto l’opera qualche anno fa. Durante gli studi al Conservatorio (è diplomato in flauto traverso, ndr) non mi ero mai interessato a questo genere, poi, come spesso accade, mi sono ricreduto ed è nato un vero amore per l’opera, patrimonio, inestimabile da difendere. Tra le altre collaborazioni, è sbocciata quella con Micheli. Condividiamo l’idea che il melodramma italiano debba essere valorizzato. È assurdo che, questo repertorio sia amato in tutto il mondo e che, in Italia, sia invece ignorato.
Quindi ecco Cantiere opera
Sì, abbiamo realizzato una serie di spettacoli in cui portiamo in scena i grandi compositori, che io interpreto, a modo mio, per dare l’idea della vitalità e del genio che contraddistinse il loro lavoro. Micheli interpreta la parte più seria e rigorosa, ma nel complesso, le serate divertono molto.
Dunque, l’opera è junior, a dispetto del pregiudizio?
Certamente! Va sconfitto il luogo comune del melodramma come forma d’arte museale. I compositori che portiamo in scena non corrispondo alle immagini polverose delle statue o dei loro ritratti, ma ci parlano di giovani uomini ardenti di passione e di musica. Sono rock. Altro che vecchiume! E poi, pensiamoci: oggi tutti parlano di multimedialità ma non c’è bisogno di tablet o smartphone. Basta assistere a un’opera lirica per capire che la multimedialità è stata creata due secoli fa, molto prima di Internet.

Elio in scena con Francesco Micheli e il pianista Simone Soldati (foto di Filippo Manzini)

Al Sociale di Como, lei porterà Cantiere opera nel teatro gestito da Aslico, che, da anni, compie questo lavoro di “svecchiamento” della lirica. Che ne pensa?
Apprezzo il lavoro di Aslico e credo che sia un’operazione encomiabile e ormai non più rimandabile. Non possiamo rischiare di farci “rubare” il know how dell’opera come succede spesso con il cibo o con le squadre di calcio. L’opera è italiana e va valorizzata. Quello che mi stupisce è che non ci siano iniziative pubbliche, in questa direzione.
Lei a Chiasso e a Como porta in scena, rispettivamente, Puccini e Rossini. A quale sente di “somigliare di più”?
A Rossini, di certo! Non mi paragono certo a lui per genio, ma credo che abbiamo lo stesso approccio divertito alla musica, pur senza perdere in qualità.
È quello che Elio e le Storie Tese hanno cercato di fare per tutta la carriera?
Appunto. Abbiamo sempre voluto dimostrare che si può fare musica divertendosi e senza scadere nel banale o nella scarsa qualità. Non sempre e non tutti ci hanno capito, ma va bene lo stesso.

Francesco Micheli e Elio nel Cantiere (foto di Filippo Manzini)

Quale l’aspetto più “rossiniano” della vostra musica?
Non c’è un riferimento preciso ma mi piace ricordare un’affermazione dello stesso Rossini. Scrivendo a proposito del metodo infallibile per comporre un’ouverture, affermava che il segreto del successo è ridursi all’ultimo giorno prima del debutto. Osservare l’impresario disperato che si strappa i capelli, sarebbe di grande ispirazione! (Ride). La cosa più divertente è che anche noi abbiamo sempre fatto così! Per non parlare del fatto che Rossini ha scritto tutto entro i trentasette anni e poi si è ritirato. Non le sembra un destino parallelo al nostro?
In effetti ci sono molti elementi comuni…Ma sarà poi vero che Elio e le Storie Tese si sciolgono?
Sì, sì. Tutto verissimo, ma non ci crede mai nessuno. Sarà proprio per il fatto che, come Rossini, noi affrontiamo le cose come vengono, senza programmarle.
Insomma, Rossini il bon vivant le è proprio simpatico. La leggerezza, almeno apparente, migliora la vita?
Guardi, è vero che ciascuno ha i suoi guai. Io ne ho e anche grossi. Credo però che parte della soluzione sia nell’approccio. Con la sua musica cristallina e i suoi crescendo, Rossini sembra lanciarci un augurio di felicità che, in un’epoca complicata come la nostra, non può che far bene.
A proposito di momenti complicati. Le è dispiaciuto per l’ultimo posto a Sanremo?
In realtà era tutto calcolato (ride ancora) e in fondo sembra un po’ la chiusura perfetta di un cerchio. Certo, non mi aspettavo un trattamento simile dalla critica. Del resto, ci hanno apprezzati solo fino a un certo punto. Dal canto nostro, abbiamo fatto ciò che volevamo, come sempre. E questo è l’importante.

Al Teatro Sociale di Como, oltre a Elio e a Micheli, ci saranno il soprano Laura Macrì e il pianista Simone Soldati. Biglietti a 20 euro. Prima dello spettacolo, nel foyer del Sociale alle 18.30, gli studenti del liceo musicale Teresa Ciceri di Como introdurranno la serata con letture, arie e musica di Rossini. L’evento sarà aperto a tutti e a ingresso libero.

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