Applausi per il Gospel benefico del Sociale

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Anche quest’anno notevole affluenza di pubblico per il concerto Gospel di Natale al Teatro Sociale di Como. L’evento, inserito nella rassegna Teatro per gli altri, è stato promosso in collaborazione con la Fondazione provinciale della comunità comasca. Parte del ricavato verrà devoluta all’Asst lariana. In prima linea per ringraziare i presenti Angelo Salicorni, responsabile del reparto pediatria del Sant’Anna, Fedora Sorrentino, presidente di Aslico, e Giacomo Castiglioni, presidente della Fondazione, che ha proposto la lettura di un estratto da La ciotola del pellegrino di Philippe Jaccottet sul potenziale arricchente della pazienza.

Fedora Sorrentino, Angelo Salicorni e Giacomo Castiglioni

Terminati i saluti istituzionali, le luci si abbassano e arrivano sul palco, direttamente da Washington, il tenore Roderick Giles con il gruppo Grace, composto dai soprani Crystal Brooks e April Archer, il contralto Sherice Payne, il tenore David Hammet e, alle tastiere, Marcus Johnson. L’apertura è affidata a So glad I’m here, quasi un ringraziamento per l’entusiasmo dimostrato nei loro confronti. A fine concerto, nel foyer, Giles ribadirà di essere davvero commosso per l’accoglienza ricevuta, specie considerando che questa era la prima volta del gruppo nel contesto del Sociale. Lo show-man tiene le redini della performance, non esitando a scendere in platea per avere un contatto diretto col pubblico. Inarrestabile, parla con ironia di alcuni esiti dell’ensemble: «Avete appena ascoltato un medley, è la pratica che abbiamo negli Stati Uniti di selezionare una miriade di canzoni e impastarle insieme per formarne una sola», mentre si fa più solenne per presentare i numerosi inni che costellano l’esibizione.

Nel segno di artisti quali Solomon Burke, infatti, il repertorio spazia da brani moderni e dal gusto secolare a tracce strettamente legate alla sfera religiosa, col risultato che l’esuberanza tipicamente statunitense si alterna a momenti di spiritualità intensa e commovente. Particolarmente toccante l’Amazing grace che Giles intona in solitaria, accompagnato solo dalla tastiera di Johnson, tenendo gli occhi chiusi. Non un fiato a disturbare il sinuoso snodarsi della sua voce, salvo qualche occasionale incoraggiamento da parte dei suoi colleghi. D’impatto anche l’intermezzo durante il quale Archer, Brooks e Payne hanno la possibilità di sfogarsi senza limitazioni di partitura con assoli canori, che per intensità richiamano le atmosfere di The great gig in the sky dei Pink Floyd. Giusta rilevanza lasciata a canti natalizi tradizionali come White Christmas, Silent night e Holy night. Finale in crescendo, le note di When the saints go marching in travolgono come un’onda il pubblico sui palchi e in platea, che istintivamente si muove a tempo e batte le mani. Successo rinnovato per una tradizione che merita di essere portata avanti.

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