Sulle orme di Volta fino a Cardina

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La seconda edizione del ciclo di passeggiate creative Sulle orme di Volta promosso da Fondazione Alessandro Volta in collaborazione con l’associazione Sentiero dei Sogni si conclude sabato 13 ottobre con la passeggiata Mognano e Cardina: dall’età dei lumi alla Grande Guerra. I posti, come spesso accade per le Passeggiate Creative, sono andati esauriti in pochi giorni (complessivamente ai sei percorsi tematici di quest’anno hanno partecipato 900 persone), ma qui pubblichiamo una sintetica guida di Pietro Berra, che come sempre guiderà il percorso, utile per poterlo scoprire anche in autonomia. Durante la passeggiata di sabato sono previsti interventi di Mario Molteni (sulla storia del quartiere di Mognano), Emanuele Roncoroni (sulle fortificazioni restaurate della Linea Cadorna), Salvo Bordonaro (sui trenini della Rivarossi) e Vanessa Vaio (sui gelsi e il laghetto di Cardina).

Vi sono tesori nascosti nelle periferie urbane. A Sagnino, per esempio, si può compiere un notevole viaggio nel tempo: dal Medioevo alla Grande Guerra, passando per l’Età dei Lumi. Sono ancora ben presenti e leggibili i segni di un luogo di pregio paesaggistico e di vocazione agreste, che i piani di edilizia popolare degli anni Sessanta e le lottizzazioni delle porzioni collinari più panoramiche non hanno potuto cancellare, per fortuna. Porta d’accesso a un mondo che fu, e che oggi può essere una risorsa per un turismo sostenibile che non si limiti a “divorare” le zone a lago, è un arco di pietra che si incontra in via San Giacomo, località Quarcino, posto nel 1775 da Lodovico Reina, che a proprie spese rifece e ampliò la strada, come recita la lapide posta sulla sommità del manufatto. Era un Conte del sacro romano impero, Reina, precisa l’iscrizione, cognato, aggiungiamo noi, di un uomo che da lì a qualche anno avrebbe cambiato il mondo: Alessandro Volta. I Reina avevano comprato ampi possedimenti in zona nel 1727 e vi si erano trasferiti da Milano. Nel ’68 Lodovico sposò Chiara Volta. La coppia abitava nel palazzo noto come il “Castello Reina”. Ancora oggi, dopo una ristrutturazione che lo ha trasformato in un condominio, è facilmente riconoscibile per un secondo arco (merlato) che sovrasta la strada in prossimità dell’edificio (siamo al civico 29 della stessa via San Giacomo).

Particolare del Castello dei Reina, oggi condominio

Tornando indietro di qualche passo, e svoltando a sinistra in via Fattori, il viaggio nel tempo prosegue: si staglia di fronte a noi uno dei gioielli del romanico più affascinati del territorio lariano, la chiesetta dei santi Giacomo e Filippo (nella foto in alto), che affonda le radici nel X secolo e fu ampliata nel XVIII sempre per iniziativa dei Reina. Oltre a un pregevole affresco del 1570 che raffigura la Madonna con Bambino e all’inquietante ossario esterno, monito della nostra caducità un tempo presente in tantissime chiese, questo edificio nasconde una simbolicità più recondita, studiata dall’esperto di archeoastronomia Adriano Gaspani. L’abside è “tagliato” da due monofore, di cui quella meridionale (a destra) riceve e trasmette all’interno della navata la luce del Sole nascente (simbolo del Cristo) all’alba degli equinozi, mentre quella settentrionale (a sinistra) risulta allineata verso il punto del sorgere della Luna al lunistizio estremo superiore, un fenomeno che si verifica ogni 18,6 anni solari. Per vederlo dovrete ritornare qui nel 2025.

Fortificazioni della Grande guerra a Cardina

Prendendo via Giovanni Segantini, che passa dietro il campo sportivo vicino alla chiesa, si raggiunge un sentiero che passa nei boschi e ci ricorda come doveva essere predominante il verde da queste parti ai tempi dei Reina (e di Volta). Si ritorna sull’asfalto in prossimità di un’altra località ricca di storia, Mognano, dove nell’omonima via, al civico 28, si trova la settecentesca Villa Rossi. Qui abitava l’ingegner Alessandro Rossi, fondatore della storica fabbrica di modellini di treni Rivarossi, attiva dal 1945 al 2004.

Le fortificazioni della Grande guerra a Cardina

Di nuovo si lascia l’asfalto per percorrere strade sterrate e sentieri fino a raggiungere la località più interessante del nostro percorso dal punto di vista ambientale (e non solo): Cardina. Il laghetto omonimo, che quando piove (non ha immissari ed emissari ma riceve acqua solo dal cielo) arriva a misurare 25 metri per 10, è testimone della millenaria storia geologica di questa collina caratterizzata da fenomeni carsici. Nelle immediate vicinanze si trovano altri due luoghi che ci raccontano storie più vicine a noi, ma non meno interessanti: le fortificazioni della Grande Guerra (nei prati limitrofi a via Spazzi) perfettamente restaurate dall’Associazione nazionale Alpini-gruppo di Monte Olimpino, e il laboratorio di Bruno Munari (in via Conconi 12), dove negli anni Sessanta l’eclettico artista lavorò con Marcello Piccardo a progetti cinematografici sperimentali, che sono valsi a Cardina l’appellativo di “collina del cinema”.

Segnaletica nei pressi del laghetto di Cardina

Attorno al laghetto si notano anche le presenze discreta di alcuni gelsi, superstiti d’una tradizione serica legata ancora ai Reina. Il conte Lodovico, infatti, era un imprenditore tessile, che potè contare sull’aiuto di Volta non solo per mettere a punto macchinari innovativi per la filatura, ma anche per superare la crisi del 1778, dovuta a una decimazione dei gelsi stessi. Lo scienziato, allora consigliere comunale, denunciò in una lettera al cognato l’“inciucio” tra il Municipio e due imprese che avrebbero beneficiato dei sussidi pubblici, innescando così una modifica del provvedimento a favore di tutti gli industriali intenzionati a non arrendersi.
(Foto di Mirna Ortiz Lopez)

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