Stella Pulpo fa uno squillo alla Ubik

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Durante l’estate di un anno fa, chiusa nella casa al mare per motivazioni con cui non sto qui a tediarvi, un libro in particolare mi ha salvato le giornate (poche, per la verità, perché l’ho letto tutto d’un fiato): Fai uno squillo quando arrivi. Io che seguo Stella Pulpo, l’autrice, da anni sul suo blog Memorie di una vagina mi sono completamente fidata di quello che avrei potuto trovare nel suo primo romanzo. Ho fatto bene, perché Fai uno squillo quando arrivi contiene in sé l’amicizia, l’amore, la passione, le relazioni di ieri e di oggi, gli anni della mia – e non solo – adolescenza, la vita di oggi scandita da serate, messaggi, social network e lavoro. Racchiude in sé la vita, raccontata nello stile inconfondibile di Stella e, soprattutto, in modo da far ridere e riflettere insieme.

Classe 1985, tarantina, scrive – come riporta lei stessa – «indefessamente da quando ha imparato a farlo» e dal 2011 è, appunto, autrice del blog che conta migliaia di lettori. Questa è Stella Pulpo, il cui primo romanzo ha festeggiato lo scorso 15 giugno il primo compleanno e – guarda un po’ –  martedì 26 giugno lei, io e la mia amica Stefania Macrì lo presentiamo alle 18 alla Libreria Ubik di piazza San Fedele 32 a Como. Protagonista della storia è Nina, trentenne pugliese trapiantata a Milano che porta con sé il ricordo di un amore forte – finito male, manco a dirlo – e che, nella giungla sentimentale che popola la città, colleziona appuntamenti tramite Tinder. Quando Nina torna in Puglia per l’estate  scopre che il suo ex che lei non riesce a dimenticare ha invece dimenticato molte cose dopo un’overdose di LUV, allucinogeno che dà l’illusione di viaggiare nel tempo e che lo ha catapultato negli anni Novanta (lo so, state già chiedendovi dove si compra, questa pozione magica; martedì ce lo facciamo svelare). Questa situazione – surreale e inaspettata –  apre a Nina uno scenario nuovo, fatto di domande e di riflessioni sull’amore e non solo.

Stella, un anno fa usciva il tuo libro e dal post sul tuo blog sprizzavano gioia, commozione, soddisfazione, un po’ di – giustificato e sano – timore: come sei  arrivata a scriverlo? Nella stesura  l’idea originaria è rimasta la stessa o ti sei accorta di dover cambiare qualcosa della storia?

L’idea di scrivere un romanzo era già nell’ordine delle cose perché scrivevo il blog da tanto e, nonostante le numerose proposte, non mi ero mai sentita pronta. Quando sono stata contattata da Rizzoli ero a un punto del mio percorso – soprattutto emotivo – per cui aveva senso provarci.  Ho lavorato molto con l’editore sull’argomento generale, il dettaglio della storia è stato poi frutto del mio lavoro. Arrivare a scrivere un romanzo è stato naturale: io scrivevo già prima di arrivare sul web e non mi sento, di fatto, un’autrice (solo) digitale. La stesura è stata piuttosto liscia, è naturale che ci siano stati alcuni risvolti della trama a cui non avevo pensato e che si sono evoluti o delle caratteristiche dei personaggi che man mano sono venute alla luce.

Nel romanzo c’è molto: la protagonista Nina, che racconta molto di te e di tante altre donne tue coetanee, il mondo di oggi – non solo dal punto di vista delle relazioni sentimentali, il LUV – espediente geniale per tornare prepotentemente agli anni Novanta: come sei  riuscita a combinare tutto questo e come ti è venuta l’ispirazione per una storia di questo genere?

 Scrivere un romanzo dalla copertina fuxia nel 2017 “imponeva” secondo me di parlare di relazioni e di come esse siano cambiate anche per via dei nuovi – infiniti – mezzi che abbiamo per portarle avanti. Il ritorno agli anni Novanta fa da sponda per raccontare, attraverso le vicende di Nina, Greta e degli altri personaggi, come eravamo allora e come siamo ora, sebbene non siano passati, in fondo, molti anni. Quando Nina si trova a ricordare e a rivivere il modo in cui ci si corteggiava ai tempi degli “squilli” lei stessa – e quindi il pubblico – riflette su come quel periodo appaia distante anni luce pur essendo molto vicino. Mi sembrava divertente portare i lettori a pensare anche a questo oltre che giocare – in maniera un po’ “ruffiana” – con questo amarcord che ricorda momenti dell’adolescenza  e della giovinezza di molti.

Cosa porti con te  dopo un anno di incontri, presentazioni, recensioni in occasioni e contesti diversi?

 Innanzitutto una cosa che mi ha colpito è stata la presenza di donne – la componente femminile è predominante – di ogni età: nonostante nel libro si parli di relazioni legate ai social network, alle app e gran parte del pubblico mi conosca per via del blog, evidentemente c’è qualcosa, nella storia, che ha colpito e coinvolto anche le signore meno giovani. Ciò che più mi è rimasto dentro dalle presentazioni in tutta Italia e a Londra è stata proprio l’incontro con le persone. Il libro arriva dopo sei anni di blog, con alcune lettrici che mi seguono da sempre sembra di essere davvero amiche, pur non essendoci mai incontrate:  Fai uno squillo quando arrivi è arrivato a completare il quadro e ha fornito un’ottima occasione per vedersi, finalmente. In quei momenti c’è stato uno scambio di opinioni, di curiosità e moltissime persone mi hanno confessato che il libro è stato loro utile per trovare il coraggio di reagire a certe situazioni, per sentirsi comprese e meno sole e per “guardarsi dentro”, come una delle lettrici mi ha detto. Accanto a questo c’è tutto il “circo” che ruota attorno ad un libro e alla sua promozione – come ho potuto scoprire un anno fa – che porta con sé nuovi incontri e nuove esperienze che in altro modo difficilmente si vivrebbero.

Il blog ha successo da anni, il libro ha avuto un grandissimo riscontro di pubblico, da qualche mese sul web va in onda la rubrica Vagi talk, hai diverse collaborazioni all’attivo: tanti canali e tagli diversi per una linea che però riesci a mantenere sempre tua con lo stile e i contenuti che ti caratterizzano. Qual è la tua forza, in questo senso? Ci sono  già nuovi progetti in cantiere?

 Grazie per l’ottima analisi, che mi consente di ricordare lo sguardo con cui io – da sempre – scrivo: lo faccio dal mio punto di vista, parlando di temi diversi, che negli anni sono anche cambiati per una naturale mia evoluzione, e raccontando delle esperienze che sono comuni a molte persone. Ciò che mi ha sempre motivato e che mi ha portato ad andare avanti – chi ha avuto un blog sa quanto può essere facile abbandonarlo – è sentire il riscontro dei lettori che più di una volta mi hanno riconosciuto il coraggio di dire cose che in molti pensano e non dicono. Il lavoro che ho fatto per me stessa – il blog è nato nel 2011 dopo la fine di una storia – si è rivelato utile o interessante o  liberatorio anche per molti altri e così ho continuato. Con questo taglio e mantenendo una linea coerente e scegliendo argomenti pertinenti al mio vissuto ho sempre portato avanti sia il blog che gli altri progetti e anche nel romanzo credo che lo stile sia riconoscibile. Sto ragionando su alcune cose che vorrei scrivere e che sto iniziando a buttare giù ma per il momento sono solo idee.

Tutti pronti, dunque? Ci vediamo in piazza San Fedele!

 

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