Shanti Om, un grande abbraccio per Padre Sibi

shanti-om-un-grande-abbraccio-per-padre-sibi
0 608

Un Auditorium gremito ed entusiasta ha accolto, domenica 16 dicembre, la serata di beneficenza a favore di Vanaprashta International onlus, un evento organizzato da ShantiMarga Como (sede di Faggeto Lario) e il Centro Shanti Yoga di Cantù, in collaborazione con Sowre, Mame (Mediterranean Ambassadors Music Experience) e BiBazz. Dopo la proiezione, sul maxischermo posto a fondale del palco, della lettera di Natale scritta da Padre Sibi, fondatore della onlus indiana e di alcune foto sulla vita e le attività della scuola e delle comunità, la kermesse artistica è stata aperta dal talentuoso quartetto dei giovani violoncellisti Lucia Besseghini, Vanessa Degani, Gabriele Mari e Paolo Severini, che, tra le note, hanno accennato anche il tema della celebre Hallelujah di Cohen.

Lucia Besseghini, Vanessa Degani, Gabriele Mari e Paolo Severini

A seguire, i piccoli ma straordinari Sara Angelini, Gaia Minardi, Sofia Ruffolo, Giulia Sandu e Leone Zanotti, allievi della scuola di teatro dell’attore Christian Poggioni, guidati dalla bravissima Eri Çakalli, hanno messo in scena una emozionante e bellissima versione del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, che ha incantato il pubblico presente.

Christian Poggioni con allievi e allieve del corso di teatro

L’intervento di Padre Sibi, intervistato dal giornalista Alessio Brunialti, ha ripercorso la nascita dell’organizzazione e ha sottolineato l’importanza del lavoro sin qui svolto. «Sognavo di aprire un centro spirituale che potesse accogliere tutti, senza differenze di religione. Tutto è iniziato da un piccolo centro di salute di base, non avendo fondi ci appoggiavamo ad una coppia di medici ayurvedici, raccoglievamo campioni di farmaci, cercavamo tutte le risorse possibili per avviare l’attività. Un giorno, ho ricevuto una chiamata da una suora di Bangalore, che segnalava la presenza di un bambino solo in strada. Ho deciso di portarlo  a casa, ci siamo occupati di lui, lo abbiamo vestito e gli abbiamo dato da mangiare, ma si sentiva solo, così abbiamo accolto altri bambini ed è nata la prima comunità. i bambini, però, non avevano solo bisogno di mangiare ma anche di andare a scuola, ma non era possibile, perchè nel paese una scuola già c’era, ma ospitava 130 bambini, gestiti solo da tre insegnanti, che avevano difficoltà a fare il loro lavoro, quindi i bambini non sapevano leggere e scrivere, perchè giocavano e basta».

L’incontro con Padre Sibi

Da qui, l’idea di aprire una scuola, con i pochi mezzi a disposizione, un’aula all’anno, per arrivare ad averne dodici in altrettanti anni. «Mi trovavo in Italia, a Mantova, nella speranza di recuperare fondi, e sono stato contattato da Silvano Pedrollo, industriale proprietario della Pedrollo Spa di Verona, il quale mi ha mandato a prendere dicendo di volermi incontrare per darmi una mano a livello economico. Gli ho detto che il mio sogno era costruire la scuola, così mi ha chiesto di mostrargli il progetto, ma io ne avevo solo uno provvisorio fatto da un amico. Qualche sera dopo, al Cafè Atlantic di Milano, si è tenuta una cena di beneficenza per i bambini di Vanaprastha, lì ho conosciuto un’architetto che, nel giro di due settimane, è venuta in India con la figlia a vedere lo spazio, ha disegnato un progetto bellissimo e nel 2015 abbiamo finalmente costruito la scuola, che oggi ospita 1730 alunni».

Marco Belcastro, Irina Solinas e Claudio Fabbrini

Padre Sibi ha poi sottolineato quale sia il vero scopo di Vanaprashta International Onlus e quali siano i principi su cui si fonda l’organizzazione. «Lo scopo non è insegnare ai bambini, noi crediamo che l’uomo per natura sia spirituale, ma che la spiritualità sia intensamente correlata al corpo e che vada data una disciplina, una formazione, una linea di pensiero. Se siamo nati c’è un intento, una missione, qualcosa che ci ha messo dove siamo e che possiamo realizzare giorno per giorno. Ai bambini va insegnato questo. Per salvare un paese bisogna partire dai bambini, se li indirizziamo nella maniera giusta, possiamo creare una cultura di tolleranza, pace e rispetto. Il nostro saluto, il nostro mantra, infatti, è Om Shanti Om, che letteralmente significa Pace di Dio e on appartiene ad alcuna religione, è spirituale ed è facile da ricordare. Noi non neghiamo alcun credo, non pratichiamo violenza, non diciamo a nessuno che la sua religione non va bene. In ogni religione c’è qualcosa di buono, una via spirituale, ma è necessario andare oltre, per non cadere in un cristianesimo anonimo. Ci sono tre fasi che tutti dovremmo attraversare: la prima è cambiare sé stessi, il proprio atteggiamento, sguardo, pensiero. La seconda è che non basta cambiare, bisogna trasformare, andare oltre la forma, per comprendere e dare spazio all’altro. La terza è la necessità di trascendere, posare tutto quello che si è e si ha e lasciare andare, per poi riprendere tutto con un nuovo animo e continuare e sorridere. C’è un unico maestro, Dio, che è natura, cosmo, energia. Andare oltre significa questo».

Il Coro Macramé diretto da Belcastro

Il quartetto, composto da Irina Solinas al violoncello, Christian Poggioni alla recitazione, Marco Belcastro e Claudio Fabbrini alle chitarre, ha poi regalato a tutti un momento di pura poesia, emozionando il pubblico con un sentito omaggio al brano Tre madri tratto da La buona novella di Fabrizio De Andrè. L’apprezzata esibizione del Coro Macramè, guidato dallo stesso Belcastro, ha chiuso lo spettacolo, seguito da un ricco buffet offerto dagli organizzatori. Una serata di grande Bellezza che resterà nel cuore di molti e che, soprattutto, darà la possibilità di fare qualcosa di concreto e significativo per i bambini di Padre Sibi: grazie alla generosità dei molti presenti e del lavoro di volontari ed artisti, sono stati raccolti 3200 euro, che saranno interamente devoluti a Vanaprashta Inernational Onlus. Ora sì, che è davvero Natale. Che meraviglia.

Lascia un commento