Resto qui, il nuovo romanzo di Marco Balzano

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Giovedì 1 marzo alle 18 alla libreria Ubik in piazza San Fedele 32 a Como, lo scrittore Marco Balzano, vincitore del premio Campiello 2015, presenterà il suo nuovo romanzo Resto qui, edito da Einaudi, dialogando con Paola Alessandro. L’autore milanese, che affianca alla scrittura l’attività didattica presso una scuola media di Bollate, ha già pubblicato tre libri di grande successo: Il figlio del figlio (Avagliano), che si è aggiudicato il Premio Opera Prima all’XI edizione del Premio letterario Corrado Alvaro nel 2010, Pronti a tutte le partenze (Sellerio) vincitore del Premio Flaiano per la Narrativa nel 2013 e L’ultimo arrivato con il quale ha conquistato, nel 2015, il Premio Campiello, il Premio Volponi, il Premio Biblioteche di Roma e il Premio Fenice-Europa. Il romanzo è stato inoltre tradotto in Francia, Germania e Olanda. Resto qui racconta la storia drammatica di Curon Venosta, paese altoatesino che nel 1950 fu sommerso da un lago artificiale creatosi dopo la costruzione di una centrale idroelettrica, e lo fa attraverso le vicende di Trina, una maestra vissuta durante il regime fascista.

La scheda

Quando arriva la guerra o l’inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole. L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.

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